Imprese giovanili e antiche attività, Salerno prima provincia d’Italia

di Andrea Bignardi

Salerno è la prima provincia in Italia per imprese giovanili impegnate nel settore degli “antichi mestieri”. E’ quanto emerge dallo studio realizzato nella seconda metà del 2018 dalla Camera di Commercio di Milano, Monza e Lodi e balzato agli onori della cronaca con l’avvento del nuovo anno. All’alba di un 2019 in cui la stragrande maggioranza delle realtà produttive, eccezion fatta per alcune categorie specifiche come quella dei medici e delle ditte individuali in regime dei minimi, per fare un esempio, approdano alla fattura elettronica, nella nostra provincia operano ben 16.779 realtà aziendali dedite ad antichi mestieri.

Dato ancor più sorprendente è quello relativo proprio al numero di imprese operanti in questo settore i cui titolari hanno un’età inferiore a 35 anni: sono 2.139, cresciute, in termini percentuali, dell’1,9% rispetto allo scorso anno, registrando un aumento di 312 unità. Un buon andamento, ma peggiore rispetto al trend nazionale, dove si è registrato un vero e proprio “boom” di questa tipologia di aziende dedite ad attività “vecchio stampo” (+3,9%). La nozione di “mestiere antico” su cui è stato realizzato lo studio è abbastanza ampia, basti pensare al fatto che essa comprende agricoltori, maniscalchi, panettieri, tessitori, ricamatori pizzi, esperti nella fabbricazione di tulle, pizzi e merletti, sarti e confezionatori su misura di abbigliamento, corniciai, legatoristi, vetrai, fabbricatori e riparatori di orologi, spazzacamini.

Un parterre vastissimo di professionalità che, andando ad analizzare i dati in apparenza rosei, relativi alla nostra provincia, non ha una diffusione omogenea. Infatti, ben l’87,2% delle aziende appartenenti alla categoria oggetto di analisi opera nel settore agricolo: il restante 12,8% viene suddiviso tra attività differenti, che sono però davvero rare nel nostro territorio provinciale. Scarseggiano maniscalchi e ricamatori, ridotti al lumicino con numeriche da prefisso telefonico, mentre non mancano piallatori di legna ed artigiani, presenti in proporzione talvolta maggiore rispetto al resto delle province campane. Dal report non emergono, trattandosi di un documento di indagine su scala nazionale, dati che consentono di comprendere le cause di questo primato tutto salernitano: sicuramente hanno contribuito a questo risultato la scarsa industrializzazione della zona e la carenza di opportunità nel settore terziario, che hanno inevitabilmente condotto centinaia di giovani della provincia salernitana al “ritorno alla terra”.

Occorrerá poi comprendere se questo dato rilevato sia frutto di un fenomeno estemporaneo o di un’inversione di tendenza dalla portata più ampia. I dati complessivi lasciano propendere per la seconda ipotesi: ai posteri l’ardua sentenza.

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