Politica della cultura o cultura della politica?

di Andrea Pellegrino

Della politica che mette le mani sulla cultura ne abbiamo scritto più volte. A Salerno il caso dell’auditorium, conteso tra amministrazione comunale e conservatorio, è emblematico. La struttura, in attesa di chiarimenti tra le due istituzioni, resta ancora chiusa e probabilmente alla sua apertura dovrà essere oggetto di lavori di ristrutturazione. Insomma, oltre il danno la beffa. Oltre che, naturalmente, le occasioni perse per artisti e musicisti del nostro territorio.

Ma c’è un caso ancora più preoccupante in provincia di Salerno. Riguarda la Fondazione Ravello, fiore all’occhiello della Divina Costa e di tutta la Campania. Da lì nasce, per intenderci, il festival internazionale di luglio che ospita i più grandi artisti nazionali ed internazionali. Un festival che ha consentito a Ravello di fregiarsi del titolo di “città della musica” e posizionarsi nell’Olimpo dei grandi della Costiera Amalfitana, insieme ad Amalfi a Positano.

Da qualche tempo la Fondazione soffre del mal di politica, troppa ingerenza, probabilmente, troppe beghe locali che nulla hanno a che vedere con l’istituzione. Una guerra interna ed esterna che, qualche giorno fa, ha portato al commissariamento, con la nomina di Mauro Felicori, fino a qualche mese fa direttore della Reggia di Caserta. Felicori dovrà portare principalmente serenità tra i vari organismi che compongono la Fondazione Ravello, per poi rilanciare le attività che hanno fatto grande un territorio ma soprattutto far funzionare anche l’Auditorium di Niemeyer. Una sfida non semplice, considerato il clima e considerato il peso ancora imponente della politica, troppo invadente in un campo non suo.

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