San Liberatore

di Michele Massa

L’eremo di San Liberatore domina il golfo di Salerno e parte della costiera Amalfitana dal colle omonimo. Il primo documento che riporta la chiesa detta di San Liberatore risale all’anno 979 d.C. ed è contenuto nel Codex Diplomaticus Cavensis. Il documento riguarda la donazione, alla monaca Susanna, della chiesa detta di San Liberatore, di San Vito e del territorio per la costruzione di un monastero femminile.

Le monache lasceranno il monastero verso la fine del 1330 per trasferirsi nel monastero di S. Sofia; nel 1589 avvenne il trasferimento definitivo nel monastero di San Giorgio. Dopo il trasferimento delle monache la struttura ebbe un periodo molto buio tanto che, nel 1930, come riporta Giuseppe Trezza nel suo Monte San Liberatore, un gruppo di ragazzi ascesero all’eremo e iniziarono a distruggere tutto quello che c’era. Andarono distrutti il quadro di Sant’Ubaldo, fu rubata la campana presente nel campanile sovrastante l’eremo e furono sparpagliate ovunque le ossa delle Badesse ivi seppellite. Don Giorgio Salierno, volle fortemente ricostruire tale struttura spinto dal suo eterno amore per quel secolare eremo.

Tra i vari doni fatti al nuovo complesso c’è quello della croce che sorge in prossimità dell’eremo concessa da Lorenzo Santoro intorno al 1937. La benedizione del monastero fu eseguita dal Vescovo Marchesani nel 1948, nel 1955 venne inaugurata la grande croce di ferro in cima al colle dove una volta sorgeva una rocca.

Nel 2006 iniziarono i lavori di ristrutturazione dell’intero complesso grazie a dei finanziamenti europei; fu risistemata la parte più antica (dove ancora oggi troviamo una vecchia cucina in muratura e la pavimentazione originale) e fu realizzata una vera e propria ricostruzione strutturale nella parte moderna in quanto i solai erano inevitabilmente caduti e molto fatiscenti.

Grazie a questi lavori di pulizia e ristrutturazione, nella parte più antica dell’eremo, sono stati ritrovati degli ambienti incastonati tra le rocce e in uno di questi un affresco risalente all’ XI secolo che raffigura una scena di preghiera. La chiesa dell’eremo, in origine, era formata da una navata che oggi ha dato vita a due stanze: nella parte destra troviamo la nuova chiesa mentre nella parte sinistra è stato realizzato un refettorio. L’ultimo eremita che ha vissuto all’interno della struttura fino alla fine degli anni ’70 circa è stato Francesco Lamberti, nativo di Croce.

Oggi la custodia di questo complesso è stata affidata all’associazione Alema, presieduta da Domenico Lambiase, che ne preserva la struttura ed organizza eventi rivolti a far conoscere ed apprezzare la storia dello stesso.

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