Tosse grassa

di Vincenzo Benvenuto

«Guarda, per me è grassa».

«Ma che dici? Lo vedi che al terzo attacco, si sente come un colpo d’ascia?»

«Vabbè, ho capito». Mentre mi sto intabarrando in una sciarpa avvolgente più del cappotto, «Io vado», sbotto contrariato. «Ma secondo me, vedi come te lo dico, è grassa».

Grassa o secca che sia, la tosse del piccolo Vinicio merita uno sciroppo. E, altresì, merita un padre che di domenica sera, con un freddo che fa il contropelo «a crudo» al motore, vada in cerca della farmacia di turno.

Eccomi giù in strada. Torrione, Salerno, Italia. Prima farmacia incontrata, chiusa. Dovrei scendere dall’auto e leggere il cartello in cui è indicata quella di turno. C’è un cane sotto l’avviso. Provo a guardarlo supplichevole. L’animale fa lo gnorri. Eppure non gli chiedo di leggere il cartello, ma almeno di indicarmi col muso la direzione in cui devo proseguire. Niente da fare, il cagnaccio non vuole fare carte. Decido di andare verso Salerno.

All’improvviso, da lontano, vedo una coda sterminata dove ricordavo ci fosse un’altra farmacia. “Per la miseria, ma era una di quelle farmacie storiche. Possibile che ci hanno messo l’ennesima pizzeria di grido?”. La croce verde, però, sta ancora lì. Rallento la marcia. Mi fermo sul ciglio della strada, di fronte alla… farmacia di turno! “Che, nelle due ore dall’ultimo telegiornale, qualche epidemia di proporzione bibliche abbia colpito la città?”. Parcheggio poco più in là. Per non saper né leggere né scrivere, mi alzo il bavero del cappotto. Mi calco meglio il cappello in testa. Con la sciarpa mi avvolgo tutta la faccia con solo gli occhiali ad appannarsi per il freddo. Hai visto mai che il contagio avvenga per via aerea? Eppure, mentre sto in fila, non ho l’impressione di trovarmi in un lazzaretto. Nel dubbio, sto sulle mie.

Una volta finita l’attesa fuori alla farmacia, varco la porta a vetri. Rivelazione! Preparati anti caduta, liquido per secchezza vaginale, integratori per la palestra, collutori anti alitosi, tintura bio per capelli, lubrificanti Control. Il display chiama il numero 57. È il mio turno. Il pericolo contagio è scampato. Io, però, resto sempre in tenuta anti epidemia; anzi, se possibile, incasso ancora di più il collo nelle spalle.

«Prego, desidera?». Guardo unicamente la bella ragazza in camice bianco. Giuro che se non fosse per la tosse del piccolo Vinicio…

«Ehm…»

«?»

Prendo l’abbrivo: «UnoSciroppoPerLaTosseGrassa…grazie.»

Una piroetta di 180° e mi ritrovo, mentre m’incammino verso la porta a vetri, al centro di due gruppi di persone cha fanno ala alla mia uscita di scena. Commiserazione, sufficienza, disgusto. Una volta in macchina, con il sacchetto delle medicine sul cruscotto, mi sento tremendamente vecchio; alla stregua, cioè, di chi si ostina a trovare i pazienti laddove c’è solo spazio per gli onnivori consumatori.

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