La storia abbandonata

di Erika Noschese

Il Comune di Salerno li acquista e poi li dimentica. E’ proprio il caso di dirlo, l’amministrazione comunale, con i beni e le strutture di sua proprietà, proprio non riesce a trovare un programma che, in qualche modo, possa valorizzarli. Tante, infatti, sono le strutture di proprietà del Comune che, ad oggi, risultano essere totalmente abbandonate.

E’ il caso, ad esempio, del convento San Francesco d’Assisi, ex carcere maschile, che fa parte del complesso Edifici Mondo, così denominati per la loro grandezza e complessità, coprendo – di fatto – un’area vasta pari a 18 mila metri quadrati. Situato nella parte del centro storico cittadino, divenne carcere maschile nel 1815 insieme al vicino convento di San Pietro e San Giacomo che di fatto costituivano il complesso delle carceri di Sant’Antonio, fino agli anni ’80 quando fu inaugurata l’attuale casa circondariale di Fuorni. Oggi, la struttura è finita nel dimenticatoio, abbandonata a se stessa. Un primo tentativo di recupero degli Edifici Mondo ci fu nel 1997 quando l’allora sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, al suo secondo mandato, bandì un concorso internazionale vinto da due gruppi di professionisti: lo studio Sanaa, degli architetti giapponesi Sejima e Nishizawa, vincitore del Premio Pritzker nel 2010, che si occuparono della progettazione degli spazi pubblici e il secondo costituito dall’architetto milanese Antonio Monestiroli e dal romano Antonio Las Casas, che si occuparono del restauro degli edifici. Un progetto che non ebbe seguito, a causa della mancanza di risorse economiche e ancora oggi versa in uno stato di abbandono totale, a rischio crollo.

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Rientra sempre nel complesso Edifici Mondo anche il Convento di Santa Maria della Consolazione, un tempo sede del carcere femminile. Un destino simile quello che accomuna le due strutture adibite, fino agli anni ’80, a case circondariali. Il convento di Santa Maria della Consolazione sorge nel rione di Sant’Eremita ed è abbandonato nel degrado; nel 2006 è stato “protagonista” di un progetto di recupero con una proposta avanzata da Marco Salzano, salernitano trapiantato a Genova per lavoro e presidente della fondazione Michele Lanzetta nonché fondatore della pagina Facebook “Per il patrimonio culturale, storico e artistico di Salerno”. Il complesso doveva diventare sede per studenti universitari. In quell’anno, infatti, la Regione Campania aveva stanziato 4 milioni di euro da destinare alle residenze universitarie: da lì la proposta di prevedere negli ex conventi di San Giacomo, San Pietro a Maiella e San Francesco e di Santa Maria della Consolazione i 420 posti letto per studenti universitari fuori sede.

E non possono mancare le chiese nei luoghi abbandonati al degrado, a causa del “menefreghismo” dei “padroni di casa”. Un esempio su tutti può essere la chiesa di Santa Maria de Alimundo, una delle strutture religiose più antiche della città di Salerno. Fondata nel 954, è in cima ad una scalinata, situata nel quartiere del Plaium Montis, lungo la salita Intendenza Vecchia tra via Torquato Tasso e Largo Montone. Nel 1812 fu destinata alle scuole elementari, con usi privati e pubblici, fino al XIX secolo quando subì un intervento di restauro per volontà dell’arcivescovo Fortunato Pinto. Oggi, per quest’imponente struttura, nessun piano di recupero, nessuna valorizzazione in atto ma solo – ed esclusivamente – degrado.

Di strutture abbandonate si occupa spesso anche l’associazione Arcan-Salerno&Architettura, presieduta dal salernitano Giacomo Santoro. Tra queste non si può non menzionare la chiesa dell’ex seminario, nella seconda metà del Novecento, affollato da sacerdoti provenienti dalle diocesi di tutto il Mezzogiorno, da cardinali come Crescenzio Sepe, da numerosi vescovi a tantissimi parroci. Ad oggi, di quella cappella dell’ex seminario che negli anni Settanta la Chiesa salernitana vendette al Comune di Salerno, non restano che mura sbrecciate, un ritrovo per prostitute e tossicodipendenti, senza una prospettiva futura di riqualificazione.  Tra le altre chiese è impossibile non citare la chiesa San Filippo Neri, costruita alla fine del XVI secolo e destinata ai Padri Cappuccini. All’inizio, fu intitolata alla Santa Croce, ma, nel 1761, essa fu acquisita dalla congregazione dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima e di San Filippo Neri, e così fu chiamata con il nome di questo santo. Destinata a lavori di ristrutturazione e ampliamento nel 1763, con la realizzazione della sagrestia e due nicchie laterali, ad oggi è anch’essa finita nel magico mondo dei beni dimenticati.

Ciò che accomuna tutte queste strutture è il degrado in cui versano, la mancanza di un piano per valorizzarle e ridare loro nuova vita, destinandole a specifici settori. Forse, non resta che attendere che le mura crollino. Solo in quel caso, probabilmente, si penserà a come evitare che luoghi simbolo di una città che non sa valorizzare i suoi beni vengano dimenticati.

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