Il favoloso mondo di Giovi

di Vincenzo Benvenuto

Nell’ultima tornata elettorale, don Aldo aveva votato Forza Italia. “Uno che ha già tanti milioni, non li ruberà certo al popolo italiano”- era stato il suo consequenziale ragionamento. Da venti giorni, però, si è trasferito a Giovi.

Il due di un mese qualunque, si reca, pieno di entusiasmo, a riscuotere la pensione. Fila chilometrica all’ufficio postale. A un certo punto, finiscono i soldi. Arrivano tra mezz’ora, tra un’ora, e non arrivano più. Appena contrariato, decide di prelevare dallo sportello A.T.M. Guarda a destra, guarda a sinistra dell’ufficio postale, ma niente: tradito dall’eccessivo entusiasmo, non ha notato che, a Giovi, l’unico sportello aperto h24, è quello del 112 Abarth conficcato nella cunetta di Montena. “Suvvia!” – prova a non cedere al disfattismo, don Aldo. Dalle Poste a casa sua, è un tiro di schioppo.

Sale a bordo della sua 500 con gli ammortizzatori scarichi più della libido della sua povera Genoveffa. “Ci sarà pure un ufficio postale o uno sportello A.T.M. in cui poter prelevare la mia benedetta pensione!?” Un fosso, un cratere, un vallone. La gloriosa 500 della battaglia di Maratona si sconocchia a quattro di bastoni. L’entusiasmo della mattina di don Aldo, comincia a vacillare seriamente. Guarda l’orologio e si son fatte le 13.

Per quell’ora, deve prendere un farmaco salvavita. A mali estremi… Si pianta al centro della strada, novello uomo vitruviano, e costringe un’auto a fermarsi. Da un breve scambio di battute, apprende che a Giovi, farmacie, non ce ne sono. Bestemmiando come manco un turco, implora all’automobilista di accompagnarlo alla farmacia più vicina. Scaricato ai bordi di una croce verde, si ricorda che, non avendo potuto prelevare, non ha i soldi per pagare il costoso medicinale.

Trova, a Mercatello, Peppino il salumiere, che glieli anticipa. Assume la medicina, prende il pullmann dopo un’ora di attesa, ritorna a Giovi. L’entusiasmo del mattino, frattanto, ha lasciato il posto a una rabbia sorda. Antivigilia delle elezioni comunali. Lui, davanti a una ciotola zeppa di fagioli borlotti, quelli grandi come il lobo di un orecchio, fa il pieno. Parla il sindaco. Di Giovi. Il vicesindaco. Di Ogliara. L’assessore alla viabilità. Di Pastorano. “Giovi il Vomero di Salerno”. Don Attilio alza il ditino. Lo invitano sul palco. Afferra il microfono. Lo porta in un luogo troppo basso e defilato per amplificare qualunque voce e…prrrrrrrrrrrrrrr. Un peto. Di protesta. Di accusa per il tradimento a Giovi. Di ribellione a una bellezza che si vuole annichilita. Dal fondo della sala dello Juppiter, un applauso scrosciante, liberatorio della popolazione giovese, solidarizza con il gesto di don Attilio. “Avanti popolo.” «Io, dopodomani, voto Rifondazione Comunista!».

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