David John Hogg, lo scozzese che canta Salerno

di Erika Noschese

«Vivere a Salerno? Un sogno. E io non voglio svegliarmi». Lo scozzese David John Hogg ha un legame viscerale con questa città, tanto da dedicargli un singolo “Bella”, dapprima scritta in inglese e poi tradotta in italiano. Ma David non è solo: con la sua band Native Culture sta sfondando nel mondo della musica. “Bella” non è una semplice canzone ma una dedica d’amore ad una città, quella di Salerno, che David porterà sempre nel cuore.

“Bella”, una canzone dedicata a Salerno. Come nasce questo singolo?

«Ho visitato Salerno ogni anno da quando avevo 17 anni e ho sempre sognato di vivere qui. Quando ero qui, nell’estate del 2015, stavo provando per un concerto che avrei eseguito quella notte stessa e la canzone mi è uscita dal cuore. L’ho scritta in circa 30 minuti. E questa è l’unica volta nella mia vita in cui mi è capitata una cosa del genere. Quando l’ho eseguita quella sera, il pubblico ha risposto molto bene alla canzone. L’anno successivo, un amico l’ha tradotta in italiano per me e quando sono tornato nell’estate del 2016, ho eseguito “Bella” in italiano al mio concerto come sorpresa per il pubblico. Sono rimasto ancora più sorpreso quando mi è stato chiesto un bis e il pubblico ha cantato la canzone in inglese. E’ stata una delle notti più belle della mia vita».

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di una città come Salerno?

«La bellezza naturale della città è innegabile con le montagne e il mare. La cultura è molto invitante e mi piace il modo di vivere qui. Ma soprattutto, amo la gente di Salerno: c’è un senso di ospitalità e di famiglia diverso da qualsiasi altro luogo in cui ho vissuto o visitato. Naturalmente, ci sono sfide ma quelle che si trovano ovunque. C’è una ripida curva di apprendimento quando si tratta di dogane, burocrazia e lingua. E siamo a 5.000 miglia dalla nostra famiglia e dai nostri amici in Florida, ma fortunatamente abbiamo una comunità qui nella nostra chiesa – Nuova Vita. Anche se Salerno non è una grande città, ha molto cuore, ha molto da offrire al monde e penso che la musica sia un ottimo modo per dimostrarlo. Spero di vedere la scena musicale crescere sempre di più qui, e penso che ci siano già degli spot luminosi con artisti come The Valium, Cristian Rago e Massimiliano D’Alessandro».

Quanto può essere difficile ambientarsi in una città questa?

«Ogni volta che ci si trasferisce in una nuova città (o, nel nostro caso, in un nuovo paese), ci vorrà del tempo per imparare ad assimilare, anche dopo averlo visitato più volte.E’ diverso vivere qui. Penso che la difficoltà maggiore che abbiamo di fronte è la barriera linguistica. È facile sentirsi frustrati quando non si riesce a comunicare chiaramente ma la gente di Salerno è stata molto paziente, gentile e disponibile. La nostra speranza è solo di essere una benedizione per la città e, in ultima analisi, contribuire al fiorire di questo posto meraviglioso».

Nato e cresciuto in Scozia, a Salerno per motivi di studio. Ti manca la tua terra? E’ in programma un ritorno?

«C’è un detto in Scozia: “Puoi portare via un uomo dalla Scozia, ma non puoi portare via la Scozia da un uomo”. Mi manca molto il mio paese natale, ma non è la prima volta che mi trasferisco in un altro stato. Quando ero ragazzo, la mia famiglia si è trasferita in America dove ho vissuto negli ultimi 18 anni. Queste esperienze sono il motivo per cui abbiamo chiamato la band “Native Culture” – perché i nostri viaggi attraverso la vita modellano chi siamo e chi diventiamo. Ho intenzione di visitare sia la Scozia che l’America almeno una volta quest’anno perché è importante non dimenticare mai da dove venite».

Quali sono i progetti per il futuro della band?

«Siamo arrivati a Salerno a settembre con l’impegno di vivere qui per almeno un anno e abbiamo in programma di pubblicare una nuova canzone ogni mese. Ogni canzone è un capitolo della storia di come e perché ci siamo trasferiti qui e non vediamo l’ora di condividerla con la città. Solo Dio sa cosa ci riserva il futuro dopo questo. Ma mentre siamo qui, vogliamo far tesoro ogni giorno con un senso di gratitudine».

Cosa ti mancherà di questa città quando andrai via?

«Tutto. E’ stato il mio sogno per 10 anni di vivere qui, e ora non voglio svegliarmi».

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