Claudia Venuti, penna e pagine

di Erika Noschese

Il suo primo romanzo, quello che ha segnato l’esordio vantandole a pieno diritto il titolo di scrittrice, è stato pubblicato nel 2016. Da allora, Claudia Venuti di strada ne ha fatta e oggi è una delle scrittrici più amate nel panorama nazionale.

Claudia Venuti e la sua passione per la scrittura. Come nasce l’idea del primo romanzo?

«L’idea di “Passi” nasce dai miei stessi passi, dalle scelte fatte e subite, dagli incontri e scontri di una vita e dal mio bisogno perenne di esternare i miei stati d’animo e i miei sentimenti. La passione per la scrittura non conosce tempo, nel senso che nasce con te, è un qualcosa che ti porti dentro ed è un bisogno continuo quello di mettere nero su bianco emozioni e sensazioni. Non ricordo esattamente il momento in cui mi sono detta: “Adesso scrivo un libro”, ricordo solo che avevo accumulato una marea di pensieri, riempendo quaderni interi e ad un certo punto, ho pensato di creare qualcosa in più, una storia nella storia, e così è nata Mia. E mentre scrivevo di lei, rinascevo io. Ho capito di fare la cosa giusta, pensando al benessere mentale e alla sensazione di sollievo che provavo ogni volta che mettevo un punto ad un capitolo. E c’era qualcosa dentro me che continuava a ripetermi: “Vai, continua…” e così ho continuato, fino a realizzare quello che poi è nato davvero: il mio primo libro».

Nel 2016 pubblichi “Passi”, il tuo romanzo d’esordio. Da allora, di strada ne hai fatta e I passi di Mia sono in cima alle classifiche nazionali…

«Tutto inaspettato. Di strada ne ho fatta, è vero, ma a volte neanche me ne rendo conto perché è raro che io mi fermi a pensare: preferisco continuare a camminare, a fare, a creare, a pensare e lascio davvero poco spazio alla strada effettivamente percorsa, penso sempre a quanta ne ho ancora da fare, guardando sempre oltre. Personalmente, credo che questa strada, sia la mia più grande soddisfazione, perché sono partita da zero, ma da zero davvero. Auto-pubblicarsi significa investire su se stessi ed è un rischio. Non sarei mai arrivata da nessuna parte senza tutto il supporto e l’amore delle persone a me care, ma soprattutto senza i miei lettori che hanno camminato con me e che continuano a farlo. Sono loro il mio motore principale. Ed è così, che dopo due anni, è arrivata la New Book Edizioni, la mia casa editrice, che ha creduto in me e nella mia penna. Ci sono stati tanti step prima di arrivare in cima alle classifiche, ogni traguardo raggiunto è stato una conquista, ma dietro c’è lavoro, passione e dedizione per ciò che faccio. Niente viene regalato. Ho iniziato utilizzando una piattaforma di auto pubblicazione online, poi ho deciso di auto pubblicarmi in maniera del tutto indipendente (con Dove ti trovo) e nel frattempo aumentavano sempre di più le richieste. Il traguardo più bello, al di là delle classifiche, è stato ed è entrare in libreria e vedere i miei libri esposti. Credo sia quella l’emozione più grande».

Da un piccolo paese in provincia di Avellino a Rimini ma sogni New York. In qualche modo i tuoi romanzi possono definirsi autobiografici?

«A dire il vero, io non so come definire i miei romanzi. Scrivo e basta, prendo spunto e ispirazione da duemila cose diverse ogni giorno. In qualche modo forse sì, possono anche essere definiti autobiografici, ma la verità è che dentro c’è molto di più, ci sono altre vite che s’intrecciano con la mia, ci sono parole che ho scritto per qualcuno e altre che qualcuno ha scritto per me. Parto da me stessa, ma poi mi perdo (in senso positivo) ovunque. Viaggio continuamente con l’immaginazione e le pagine prendono forma in base alle mie giornate, a volte sì a volte no, a volte piene a volte vuote. Stando ai messaggi che ricevo da parte dei miei lettori, sembra che i miei romanzi possano essere una sorta di autobiografia generale di chi, come me, vive intensamente e crede ancora in tante cose, nonostante le delusioni. Di chi riesce ancora ad apprezzare i veri valori e a dare valore ai rapporti e alle persone».

Nel 2017 il tuo secondo libro “Dove ti trovo?”, in qualche modo collegato al primo…

«Sì, “Dove ti trovo?” è nato a distanza di un anno, dopo aver trascorso un po’ di tempo a New York, tempo fondamentale visto che ha ispirato totalmente la stesura del romanzo. Con “Dove ti trovo?” è cambiato un po’ il mio modo di scrivere, ho inserito dialoghi che nel primo libro erano inesistenti e ho cercato di condire ogni pagina con descrizioni più ampie e dettagliate, sia dei luoghi e che delle persone».

Quali sono i tuoi progetti futuri?

«Io e la parola progetti viviamo su due pianeti diversi, così come la parola futuro. Non mi piace progettare, mi piace vivere quello che capita, che accade. Vivo momento per momento. Come progetto imminente c’è l’uscita del mio terzo romanzo e un calendario ricco di concerti da vedere, visto che collaboro da circa un anno con una rivista musicale: Vez Magazine, grazie alla quale sto imparando anche il mestiere di giornalista, avendo la possibilità di scrivere articoli e intervistare i miei artisti preferiti, discostandomi in parte dal mio modo abituale di scrivere, ampliando così le mie conoscenze e crescendo sia personalmente che professionalmente parlando».

Ci sono già nuovi romanzi in cantiere?

«Sì, è in arrivo “Io ti voglio felice” l’ultimo romanzo che andrà a chiudere quella che è la storia di Mia. Manca poco alla consegna del manoscritto e confesso che sono molto emozionata e legata a questo libro, molto più che agli altri due, forse perché appunto è l’ultimo della trilogia e so che dovrò abbandonare non solo un personaggio, ma soprattutto qualcosa di mio che mi ha accompagnato in questi anni. Anche se so che è giusto così».

Quanto è difficile realizzare il sogno di diventare scrittori?

«Ogni sogno che si rispetti ha i propri ostacoli e le proprie difficoltà, mi viene in mente una mia frase, che poi è anche una delle mie preferite: “I sogni che abbiamo arrivano fin dove li portiamo, quelli che si realizzano hanno viaggiato con noi fino alla fine”. Non credo di essere una scrittrice, non ho studiato per questo ed è un appellativo che sostanzialmente ti danno gli altri. Ho solo scritto due romanzi e dico “solo” perché per me è naturale scrivere, non penso sia un lavoro ma un qualcosa che hai dentro. L’augurio che faccio a me stessa è davvero quello di diventare una scrittrice, riuscendo a trasformare questa mia grande passione in un lavoro, perché se chiudo gli occhi e immagino un futuro, mi vedo esattamente così: con una penna in mano e ancora tante pagine da riempire. Consiglio di non perdere mai di vista l’obiettivo, di buttarsi a capofitto, tentare tutte le strade, dai concorsi letterari all’invio dei manoscritti ovunque sia possibile. Non è una strada facile ma non è neanche impossibile, come tutte le strada d’altronde. Ci saranno sicuramente ostacoli di vario genere, salite e porte in faccia, ma se a tutto questo si aggiunge la voglia e l’entusiasmo di vedere realizzato il proprio sogno, non c’è niente e nessuno che possa fermarne la realizzazione. Sono dell’idea che ci sia sempre una percorso alternativo, bisogna solo capire quanto siamo realmente spinti a trovarlo. Io ci ho creduto dall’inizio alla fine, senza mai smettere neanche un attimo, forse il segreto è proprio questo».

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