Angelo Manzo: «La rinascita di Salerno? Iniziò con la giunta Giordano»

di Vittorio Cicalese

La Salerno del futuro partì negli anni Ottanta. A confermarlo è l’avvocato Angelo Manzo, già assessore alla pubblica istruzione, all’urbanistica e al commercio del Comune di Salerno, che proprio nel periodo in cui “il sindaco gentiluomo” Vincenzo Giordano fu primo cittadino di Salerno ebbe la possibilità di dar vita a quello che ricordiamo come il Corso da re.

Per la città di Salerno c’era un percorso ben definito che Giordano aveva in mente e che si è realizzato…

«Chiariamo bene. La rinascita di Salerno inizia con la giunta Giordano. Questo è pacifico e indiscutibile. Basti pensare a quello che è stato messo in cantiere che poi è stato parzialmente progettato, parzialmente eseguito e poi terminato da altri, dall’onorevole De Luca a cui si dà atto di aver terminato delle cose che avevano avuto inizio in quell’epoca. Si tenga presente che i progetti ideati con la giunta Giordano sono tantissimi: si parla della metropolitana leggera che ha avuto inizio nel 1980; la Lungoirno così come lo stesso Trincerone, la cui progettazione doveva terminare addirittura a Pontecagnano. Il corso Vittorio Emanuele e il Lungomare: sono tutte innovazioni che sono state progettate, eseguite e completate proprio nel periodo della giunta Giordano. Il corso era in stato di totale abbandono: con la pedonalizzazione è poi diventato un punto di riferimento per tutti, il Corso da re. A causa dell’interdizione dell’area al traffico veicolare, a Salerno, ci fu una rivolta: i commercianti erano contrari, avemmo degli incontri violenti. All’epoca ero assessore al commercio, ebbi una serie di lotte che poi risolvemmo. Furono contentissimi. Anche la galleria di Porta Ovest, per dirne un’altra, fu un’idea nostra. Tutto questo andava nell’ottica di una Salerno città turistica. La rinascita di Salerno, non si può negare, è iniziata allora. Poi dobbiamo dare atto a De Luca che è stato capace di fare certe cose. Ne è stato capace anche perché andò in vigore la nuova legge sull’elezione diretta dei sindaci e questi, quando erano capaci, avevano un grande potere. Alla nostra epoca, invece, le giunte erano di coalizione ma il sindaco era capo di coalizione e bisognava dar conto a tutti. Oggi il sindaco, invece, ha pieno potere. Quindi quello che abbiamo fatto noi, in proporzione a quello che si fa oggi, secondo me è stato eccezionale. Va tenuto inoltre in considerazione che noi avevamo un punto di riferimento certo che era il ministro Conte, quindi i finanziamenti arrivavano».

Conte garantiva che i fondi potessero arrivare. Perché allora la metropolitana, ad esempio, fu pensata nel 1980 ma si iniziò a cantierarla soltanto nel 1999? Perché tante opere, nonostante la forte presenza territoriale di un ministro riconoscibile e riconosciuto sul territorio, furono rallentate?

«Questione di politica nazionale e di equilibri nazionali da tenere. I finanziamenti non arrivarono in tempo utile, ai tempi della nostra giunta. All’epoca, va detto, i governi cadevano ogni 6 mesi e queste cose certamente hanno ritardato tutti gli iter burocratici del caso. I finanziamenti, per tante altre cose, sono arrivati, portando i risultati positivi che abbiamo visto. Quello che ci arrivava, infatti, era utilizzato nel minor tempo e nel miglior modo possibili».

Luci d’Artista, ad esempio, era ipotizzabile nella Salerno turistica di Giordano?

«Va detto che questo evento è frutto di un’idea di città turistica partita da noi e risultato del lavoro per la rivalorizzazione del Corso e non solo. Anche se, mia idea, destinerei parte dei tre milioni di euro da utilizzare per le Luci d’Artista per rifare il Corso Vittorio Emanuele, Lungomare Trieste e l’alberatura. L’investimento in un evento simile, per carità, è comunque cosa buona».

Non è un caso, dunque, che le Luci d’Artista siano partite proprio grazie all’idea di un esponente socialista…

«Assolutamente no. Molte cose di questa città, ancora oggi, portano su di sé il bollo del Psi. L’attuale sindaco, ad esempio, è stato assessore con me ed era uno dei giovani più brillanti tra le nuove leve del partito socialista, tant’è che poi ha avuto il successo che ha avuto. In questa città credo che i socialisti abbiano lasciato il segno per tante cose, infatti mi dispiace che Enzo Napoli molte volte dimentichi il tuo passato, cosa che non dovrebbe fare. Anche perché oggi sono rimasti gli uomini, è rimasta l’idea del partito ma il partito non c’è più. Quelli che rappresenterebbero il partito socialista oggi, sono persone che secondo me non hanno nulla dell’idea del partito socialista e infatti, quando prendono alcune decisioni, non ricordano che la storia è importante».

Parliamo dell’attuale partito o di chi ha creato il “nuovo” Psi, rivolto a destra che ha anche vinto le Regionali nel 2010?

«Si capisce perfettamente che il riferimento è ai nuovi. Quando ho detto che il Partito socialista, così come concepito, non esiste più: significa che qualcuno utilizza il simbolo e il nome e si pregia della nostra storia senza alcun diritto».

La sua giunta avrebbe approvato quel percorso per il Crescent che portò De Luca al dibattito con coloro che sono poi diventati i “figli delle chiancarelle”?

«Sono stato assessore all’urbanistica. A mio avviso, questa iniziativa di De Luca è apprezzabile, indipendentemente dalla costruzione che non condivido troppo poiché troppo alta, per dirne una. L’iniziativa di eliminare quello scorcio della città è stata lodevole, andava fatto. Anzi, ha risanato una parte della città su cui effettivamente bisognava intervenire. Va dato inoltre atto a De Luca, stante le fontane che non condivido, dell’ottima idea riguardante la spiaggia di Santa Teresa: noi avemmo quell’idea ma non ci fu il tempo pratico di metterla in pratica poiché cadde l’amministrazione. Quell’operazione l’ho apprezzata particolarmente».

Così come ribadito anche nel nuovo Puc, in città c’è un intreccio costante e quasi inevitabile tra pubblico e privato per la realizzazione di opere…

«Così come viene proposto, effettivamente diventa inevitabile. Essendo le amministrazioni pubbliche in una situazione critica dal punto di vista economico, è necessario collegarsi con i privati per compiere certe opere. Però bisogna vedere che tipi di collegamenti si fanno e quali sono i benefici per il privato e per il pubblico. Insomma, certamente il pubblico ne trae dei vantaggi che forse non sarebbe stato in grado di ottenere senza l’intervento dei privati: alla fine ritengo che, ben calibrato, dia un risultato positivo».

Facciamo un esempio pratico che riguarda i parcheggi, con un occhio di riguardo a piazza della Libertà…

«Va sempre poi valutata l’applicazione del rapporto pubblico-privato. Bisogna regolarne i modi, sempre. La cosa più importante da evitare è che, nel caso del parcheggio di piazza della Libertà, non ci sia una “replica” della situazione che si è verificata per i parcheggi interrati di piazza XXIV Maggio. Questa cosa non si deve verificare: il vantaggio deve essere per la collettività. Se si fa un misto tra privato e pubblico, quello che è pubblico deve essere e restare tale, senza alcuna trasformazione a vantaggio ulteriore ed esclusivo del privato».

Perché Salerno, avendo problemi evidenti sui parcheggi non ha mai puntato l’attenzione sul trasporto pubblico locale?

«Questo è un punto su cui noi, all’epoca, siamo stati carenti, in verità. Se avessimo posto le basi, probabilmente ci sarebbe stata una soluzione. Il problema dei parcheggi è reale, anche perché a Salerno i mezzi pubblici non funzionano. Anche l’allora Atacs non ha mai funzionato, così come non funziona adeguatamente oggi che è in mano a Busitalia. Si tratta di un problema su cui non abbiamo prestato le dovute attenzioni ma non solo noi, anche le giunte precedenti alla nostra e le successive. Questo vuol dire che la difficoltà è oggettiva».

Perché invece il fronte mare non fu mai realmente tenuto in considerazione?

«Noi il mare lo tenevamo in considerazione, ovviamente, c’era l’idea della città di mare. Alle chiancarelle, onestamente, non ci pensammo, ma volevamo, ad esempio, rivedere il fronte mare e creare una strada alla quale io mi opposi. Si trattava di una strada sul mare che collegava Vietri a Salerno. Demmo importanza alle cose che decidemmo fossero più urgenti. Dovevamo rendere Salerno una città civile».

Come la prese quando Giordano, “il sindaco gentiluomo”, fu arrestato?

«Male, anzi malissimo. Giordano non andava arrestato in nessun modo. Quella giunta lì è stata molto seria, io c’ero in mezzo e non mi sarei mai accorto di niente. Era una giunta seria veramente, nonostante qualcuno dicesse ben altro su di noi».

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