Patrimonio dilapidato

di Erika Noschese

Continua il viaggio nei luoghi abbandonati della città di Salerno. Tra le strutture cittadine finite nel dimenticatoio c’è anche Palazzo San Massimo, conosciuto anche con il nome di Palazzo Maiuri, un edificio dalla storia millenaria situato nell’area del Plaium Montis, la zona più alta e antica del centro storico cittadino. Divenuto di proprietà del Comune di Salerno, negli anni trenta del XX secolo era stato adibito – almeno fino al dopoguerra – a scuola media. Ad oggi, Palazzo San Massimo risulta essere totalmente abbandonato al degrado. Finito del dimenticatoio, insomma, come per le ex strutture carcerarie, maschile e femminile, rispettivamente il convento San Francesco d’Assisi e il Convento di Santa Maria della Consolazione. Ad oggi, il Palazzo conserva ancora una parte medioevale ma, nonostante ciò, mai è stato pensato un progetto di ripristino del luogo o una nuova destinazione d’uso, al fine di tenere in vita uno dei principali luoghi della storia della città.

Se si parla di viaggio all’interno dei luoghi dimenticati, non si può non citare Forte La Carnale, una torre cavallaria edificata sulla costa, nei pressi della foce del fiume Irno, realizzata a partire dal 1563 allo scopo di difendere la città dalle incursioni saracene. La struttura, oggi, risulta essere ancora chiusa nonostante le varie richieste avanzate all’amministrazione comunale per far tornare agli antichi splendori uno dei simboli della città di Salerno. Recentemente, una proposta era arrivata proprio dalla terza commissione consiliare Annona e Turismo del Comune di Salerno che avrebbe voluto trasformare Forte La Carnale in un futuro polo internazionale della Dieta Mediterranea come Patrimonio Unesco. L’obiettivo dei vertici di Palazzo di Città, a quanto pare, sarebbe quello di finanziare un vero e proprio “polo creativo” che dovrebbe ospitare un padiglione di vendita dei prodotti tipici della dieta mediterranea, un’area di degustazione, una biblioteca multimediale sulla dieta mediterranea, un’area eventi. Un progetto che prevederebbe anche una valorizzazione della collina per la coltivazione delle spezie tipiche della dieta mediterranea.

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Tra gli edifici storici salernitani che stanno attraversando una “fase di sottoutilizzo” spicca Palazzo Genovese, di cui si è occupata anche l’associazione Arcan – Salerno Cantieri&Architettura. Si tratta di uno dei palazzi signorili più importanti della città in quanto costituisce la cortina meridionale di Largo Campo, sul quale si eleva la facciata principale, oggi parzialmente nascosta dal prolungamento di un altro edificio. Nel 1744 un primo progetto di restauro affidato ad un giovane architetto napoletano Mario Gioffredo. Ad oggi, l’edificio ospita varie mostre ed esposizioni d’arte ma sono molti i salernitani che “gridano” al mancato sfruttamento delle potenzialità di uno dei palazzi simbolo di un’intera città. Tra i luoghi in assoluto più degradati, non si può non citare il parco archeologico di Fratte. S

olo pochi mesi fa l’associazione Arcan – Salerno Cantieri&Architettura, ha segnalato e denunciato la vergognosa situazione di assoluto degrado in cui regna il sito archeologico gestito dall’Ente provinciale, a causa della vegetazione infestante, rifiuti e segnaletica distrutta che, di conseguenza, hanno alterato la percezione del sito, del quale non è possibile più identificare gli elementi distintivi. In quell’occasione, l’associazione Arcan, guidata da Giacomo Santoro, ha puntato il dito contro una gestione inadeguata, un’assenza di un piano di interventi di manutenzione o di prosieguo degli scavi: tutti elementi che compromettono il valore dell’area archeologica che pure, per la sua importanza storica, potrebbe rientrare in un percorso turistico di maggior valore all’interno della città di Salerno e in particolare del quartiere di Fratte. V

ale la pena ricordare che la stessa chiesa della Sacra Famiglia è un gioiello architettonico meta, negli anni ’70 e ’80, di gruppi di architetti da tutto il Mondo ma oggi miseramente condannata all’oblio da parte degli enti interessati e dei cittadini tutti. Ormai a più di 50 anni dalla sua costruzione, il calcestruzzo con cui è realizzata è da considerarsi in serio pericolo di conservazione sono urgenti lavori di restauro.

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