Di Pil, di Tav e di altre figure mitologiche

di Alessandro Rizzo

All’indomani delle dichiarazioni di Di Maio che preannunciano il boom economico, il Pil crolla. Nell’esatto momento in cui il presidente Conte, con l’espressione tipica di chi sembra annusare l’aria, afferma che il 2019 sarà un anno stupendo, Confindustria smentisce e preavverte recessione. Mentre Manlio Di Stefano tuona “la Tav non si farà mai!”, Salvini stappa una bottiglia di Arneis nella galleria di Chiomonte con gli operai che lavorano al traforo.

Ora, c’è più populismo, secondo voi, nei pentastellati che si mostrano scomposti o si esprimono “come se fosse antani” o in Salvini in giacca della Polizia tra gli operai (chissà perché poi non la divisa arancione della Cassa Edile)? Il secondo ovviamente. Avete presente quel discorso, che sembra scritto da Grillo, che si attaglia perfettamente al Movimento e che invece fu pronunciato da Hitler nel ’42? Ecco, quel discorso spiega perfettamente cosa manca ai 5stelle: un leader. Salvini li sta battendo sul loro campo, quello della demagogia. Beninteso, non che al movimento serva un Hitler, giammai. Non gli serve però un Grillo. Gli occorre, invece, uno che li coordini, uno in grado di farli apparire come se esistesse una regia.

Certo, quando si è la risultante di anime disomogenee non è facile, però almeno sui grandi temi dovrebbero compattarsi e farlo nel chiuso di casa loro. Da che gli era proibito parlare coi giornalisti a che tutti ci parlano e dicono cose diverse è stato un attimo. Un attimo in cui in ogni loro divergenza si ci è infilato Salvini. Non la lega, ma Salvini, che è la lega, che ha la forma dell’acqua e si insinua in ogni fessura lasciata aperta dai compagni di governo.

Fino a fargli rinnegare se stessi, che dagli stop alla politica anche agli indagati, adesso addirittura lo salvano dalle indagini preliminari non concedendo l’autorizzazione a procedere. Ormai il movimento ha un solo modo di salvarsi: rompere l’alleanza, non tradire il suo disomogeneo e variopinto elettorato e provare a dare concretezza almeno a quei pochi punti certi del programma. Le europee costituiranno, a mio avviso, il punto di non ritorno dal quale la lega si ufficializzerà come soggetto forte e il movimento resterà relegato al ruolo di stampella.

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