Ignoranza e stereotipi

di Alessandro Rizzo

Gira e rigira, tra lo sdegno dei meridionali, il video in cui il ministro Bussetti, interrogato su cosa intenda fare per favorire gli investimenti nella scuola al sud, risponde che “ci vuole l’impegno del sud”. Ecco, in questa frase è racchiuso il senso della non-conoscenza.

È grave che questo dato viva nella testa di un ministro. Non possiamo chinare la testa di fronte a chi vuol far passare ancora nel 2019 il messaggio di un sud sfaticato e di un nord laborioso, dilaniati in una dinamica di indebolimento parassitario di un tessuto produttivo che, a loro dire, si consumerebbe tutto ai danni del settentrione. Al di là, infatti, dei romantici racconti su dove, in Italia, sia nata la cultura, la musica, la poesia, l’arte, l’architettura, su quanti matematici siano nati in Sicilia e quanti, che so, in Emilia, quel che occorre qui gridare a gran voce è che lo stereotipo del nord produttivo e del sud fannullone è semplicemente la più grande bufala che la Lega (ex) Nord e i partiti che con essa hanno avuto a che fare negli ultimi 25 anni continuano a voler far credere.

E, ovviamente, in quanto bufala, attecchisce con grande facilità nelle menti più troglodite, sicché un messaggio come quello di Bussetti non può che fare proseliti tra coloro che, invece di impegnarsi nell’articolazione di un pensiero compiuto e ponderato, trovano molto più facile e comodo aderire a quel vuoto slogan.

Il sud, invece di abboccare all’amo degli immigrati (africani, questi) e dell’ “aiutiamoli a casa loro”, dovrebbe ricordare che questi signori erano quelli della Lega Nord per l’indipendenza della Padania. Questi professavano il federalismo regionale pieno. Io gliel’avrei fatto fare eccome il federalismo. Anzi, è proprio sul tema del federalismo che ho iniziato a riflettere e ho così capito i limiti dell’Europa, primo tra tutti non aver mai attuato un progetto di confederazione piena, specie sotto il profilo socioeconomico. Dovremmo forse iniziare a pensare a un’Europa ispirata al modello statunitense ed arrivarci ciascuno con la propria identità, in maniera per così dire “confederale”. In un’Europa così, adesso, confesso che mi piacerebbe arrivarci con uno Stato del sud. Anche solo per prova.

Per inciso, Bussetti dovrebbe anche sapere quanti docenti meridionali ci sono in settentrione e dovrebbe sapere che quelle percentuali, secondo la Svimez, sono frutto del risultato di concorsi, nei quali i meridionali si piazzano sistematicamente meglio in graduatoria. Ecco, ancora oggi il nord si sta appropriando dei nostri cervelli.

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