«Un intervento esterno porterebbe alla guerra civile»

di Erika Noschese

Rifiuta l’appellativo di “chavista” ma, al tempo stesso, si fa portavoce di una differente visione dei fatti venezuelani: il consigliere comunale di Camerota José Rafael Saturno si esprime su quanto sta accadendo nel paese sudamericano.

Dottor Saturno, da nativo, cosa pensa di questa situazione?
«Anche qui, si sta adottando la linea internazionale tesa al riconoscimento di Guaidò. Io non sono di questo avviso, non sono chavista ma condivido pienamente il comportamento del Governo e del Vaticano. Il Vaticano lo fa per motivi umanitari, perché in modo consapevole sa che la metodologia dell’esportazione della democrazia attuata dagli Usa e dai paesi che hanno affiancato questa metodologia non ha portato alcun risultato. Tutti parlano di fake news, ma c’è una sorta di – non voglio chiamarlo complotto – ma attendismo dei media rispetto alla causa spostata dagli Usa. Ogni volta mio fratello mi manda dei video in diretta, io mi convinco che un reale intervento da parte degli Stati Uniti o da una coalizione esterna porterebbe soltanto a un bagno di sangue che non risolverà il problema. Sono nativo venezuelano ma i miei genitori sono italiani: ero benestante, vivevo al centro di Caracas ma ricordo benissimo i viaggi con mio padre. Le favelas venezuelane erano tre volte la superficie della capitale con le persone che, ancora oggi, sono prive di servizi igienici, sistema fognario, passando per le scuole e il sistema sanitario. Il chavismo ha poi fatto emergere queste problematiche: noi emigrati non abbiamo mai preso in considerazione questi problemi».

Ad oggi, 1600 hanno italo-venezuelani fatto richiesta di rimpatrio a Camerota…
«Non sono figlie dell’attuale situazione: il processo di rimpatrio è iniziato 20 anni fa perché le politiche di Chavez andavano a favorire le fasce disagiate a scapito di quelle benestanti. I miei stessi genitori hanno venduto l’attività e sono rientrati, quando hanno iniziato a capire che questa differenza stava per crollare, se ne sono andati. La cosa poi è tanto degenerata, per cui mio fratello una villa con piscina non riuscirebbe mai a venderla, il mercato è crollato. Uno lavora per tutta una vita, ma si ritrova con valore zero. Lo stipendio vale zero, l’inflazione fa paura. Per me la situazione è critica ma ciò che mi preoccupa è che si incorra in una trappola che poi generi una guerra civile».

Il sindaco Scarpitta ha parlato di situazione delicata e di valutazione attenta delle domande di rimpatrio, due versioni differenti…
«Siamo obbligati a valutarle, non è una scelta. In molti stanno cercando di acquisire nuovamente la cittadinanza italiana, per poter essere liberi di uscire dal paese. Tutte le domande che stanno arrivando non corrispondono necessariamente a un esodo totale in virtù di quanto sta accadendo. Su 1500, 1300 sono per garantirsi il passaporto che mette in condizioni – nel malaugurato caso in cui dovesse scoppiare una guerra civile – di poter rientrare in Italia.

Possibilità concreta di guerra civile? 
«Altissima. Se avesse avuto soltanto l’esercito, a parte Maduro, la probabilità sarebbe comunque calata. Quando c’è il popolo, il 50% che sta con Maduro e un 50% contro, le probabilità di un eventuale intervento militare da parte di qualche nazione estera degenererebbe automaticamente in guerra civile. Ero sempre stato, e lo sono ancora, convinto che avallare l’ipotesi di riconoscere Guaidò come presidente sarebbe una mossa che porterebbe alla guerra civile in modo efferato. Ho paura di questo: in paese mi sono fatto più di un nemico, perché essendo un rappresentante del M5S e sposando quella linea si pensa che sia una mia ideologia politica che mi porta a fare determinate valutazioni. La mia, invece, è una presa di coscienza della realtà per come è davvero. Devo essere coerente: mi sento venezuelano acquisito e ho conosciuto il vero Venezuela. Lì, da sempre, si moriva di fame. Oggi, chi stimola noi a voler ripristinare quella situazione mette gli uni di fronte agli altri e stimola alla guerra civile. La cosa più brutta è che avendo l’esercito dalla parte di Maduro, gli altri Stati non aspettano altro per dare il via a quella che potrebbe essere una nuova eventuale invasione che degenererebbe in modo incredibile. Questo mi fa paura davvero».

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