Venezuela nel caos: 1.600 richieste di rientro a Camerota

di Erika Noschese

Oltre 1600 richieste di rimpatrio. Il Comune di Camerota, ad oggi, lavora intensamente per i suoi concittadini che vivono, ormai da decenni, in Venezuela ma chiedono di poter tornare nella loro terra d’origine.
Il sindaco Mario Salvatore Scarpitta è pronto ad accogliere chi ha deciso di lasciare il Cilento in cerca di un futuro migliore e oggi rischia la vita a causa della guerriglia che si è scatenata per il disastro economico in cui versa il Paese.

Sindaco, Camerota, dopo quanto accaduto in Venezuela, come si sta muovendo?
«Questi giovani che sono stati in Venezuela per molti anni si stanno muovendo tanto con la comunità italo-venezuelana. Rispondono ad una fondazione che stanno aiutando. Inoltre, è stata organizzata una raccolta di medicinali: proprio stamattina (nei giorni scorsi per chi legge, ndr) sono state concesse le autorizzazioni dall’ente per organizzare un sit-in operativo. Stiamo rafforzando i nostri uffici per dare sempre più risposte ai nostri concittadini che fanno istanza di rientro. La chiesa con don Gianni Citro è vicinissima a queste persone: c’è un contatto diretto e abbiamo un cordone ombelicale che ci unisce al Venezuela perché noi siamo una comunità dove sono migliaia i nostri concittadini».

Quante sono le persone originarie di Camerota che vivono in Venezuela?
«Tantissime, migliaia davvero. L’80% dei nostri concittadini è nato o ha vissuto decenni in Venezuela e parlo di gran parte della popolazione. Abbiamo avuto 1600 domande di rientro: sono tantissimi quelli che chiedono di rientrare, con la speranza che le cose cambino. E’ gente che ha perso tutto, vengono tirati fuori dalle case dove hanno lavorato una vita, creando per loro – e soprattutto per i figli – un futuro. Oggi vedono i loro sacrifici resi vani da questi atti delinquenziali. Vengono buttati fuori dalle loro case, dalle loro abitazioni, dai loro locali e dalle loro attività, a causa di questi guerriglieri che stanno portando al disastro totale una nazione straordinaria».

Cosa faranno l’amministrazione e la cittadinanza per queste persone che hanno perso tutto?
«Noi stiamo lavorando su tutte le pratiche. Per ogni nostro concittadino che ne farà richiesta, non esiteremo a favorire l’iter per aiutarli a rientrare».

Se lei, da sindaco, potesse lanciare un appello al Venezuela cosa direbbe?
«Si parla sempre di “Maduro sì, Maduro no”. Io ai venezuelani direi che la verità la dice sempre il popolo che, in questo momento, non vuole più questo governo e lo dimostra riversandosi sulle strade. Un popolo alla fame non può volere un governo che lo ha ridotto alla fame e quindi il mio appello è che questo governo si faccia da parte, che ci sia il buon senso da parte di tutte le nazioni, lasciando da parte i proprio interessi. Alla nostra nazione direi di fare un appello per aiutare chi è in Venezuela perché è una terra a cui siamo molto legati: l’Italia si è sempre distinta in tutti i teatri di guerra per essere portatrice di pace e questo deve farlo, con ancora più forza, per il Venezuela».

Camerota, dunque, è pronta a partire dagli italo-venezuelani in questo momento?
«Il Venezuela ha dato tantissimo a Camerota e noi saremo accanto al Venezuela». 

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