Massimo Lamberti: «L’artista è una tela ricca di colori»

di Luana Izzo*

Oggi Spazio Teatro ospita Massimo Lamberti, un attore cresciuto attraverso il laboratorio e divenuto parte integrante della compagnia teatrale Primomito.

Quando hai cominciato a recitare?

«In realtà, già da piccolissimo ero affascinato dalla recitazione: guardavo i film e poi riproducevo alcune scene per i miei familiari, allestivo la scena, preparavo costumi, mi divertivo a giocare facendo l’attore».

Quando hai cominciato invece a fare seriamente l’attore?

«Avevo tredici anni e venni a conoscenza dell’officina teatrale Primomito. All’inizio avevo timore, io lo facevo per gioco, avevo paura del confronto e di recitare davanti ad un vero pubblico. È stato però tutto naturale, ed ho subito capito che stavo entrando a far parte di una grande stravagante famiglia».

Stravagante, perché?

«L’artista è come una tela ricca di colori, di sfumature e quando più artisti si incontrano, non sai mai cosa può succedere. Si creano dipinti meravigliosi e… non vorresti mai posare i pennelli, dipingeresti emozioni all’infinito».

Studiare è importante?

«Il laboratorio teatrale è una palestra di vita. Cresci non solo artisticamente ma anche come persona. Si lavora su tutto, corpo, mente, ma soprattutto si lavora su sé stessi. Oggi ho venti anni, faccio laboratorio da sette, otto anni quasi e non smetterei mai perché c’è sempre da imparare, soprattutto nell’interazione con gli altri. Ogni anno aggiungi un tassello in più».

Il tuo primo spettacolo?

«Una divertente commedia dove io ero il più giovane. Ripensandoci, mi emoziono molto perché noto quanto sia cresciuto e quanto il teatro mi abbia dato. È un mezzo di aggregazione e crescita personale fortissimo».

Il personaggio interpretato che più ti è rimasto nel cuore?

«Sono naturalmente portato alla commedia e al ruolo di caratterista. Ultimamente ho interpretato Amir, un giovane straniero tuttofare. Mi è rimasto dentro perché è stato un lavoro duro, soprattutto perché tutto lo spettacolo ruotava intorno alla sua figura. Un altro ruolo però che porto nel cuore è quello interpretato in Equanima. Mi sono vestito da sposa contro tutti i pregiudizi e le discriminazioni. È facile la battutina fra giovani, specialmente quando si interpretano ruoli così particolari, ma io non ho esitato perché quando credo in un progetto e in dei valori, non mi ferma nessuno».

Progetti futuri?

«Bollono in pentola molte cose fra cui uno spettacolo molto particolare sia per contenuti che per forma. Per ora non posso dire altro ma spero che il progetto si realizzi e che sia un successo».

*Officina teatrale Primomito

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