Onestà sì. Anzi no.

di Alessandro Rizzo

In politica, in effetti, le doti camaleontiche sono utili. Specie nella politica moderna, che non funziona certo con le regole di un tempo. Oggi tutto è possibile, tutto è consentito. In un tempo in cui i genitori dei bambini schiaffeggiano gli insegnanti per un brutto voto, cosa vuoi che sia un comodo vuoto di memoria in politica? La crisi dei valori non può riguardare solo alcune branche.

Eppure non sono lontani i tempi in cui i 5stelle gridavano all’Italia intera che mai essi si sarebbero serviti dell’immunità; che mai in politica, con loro, ci sarebbe stato spazio per gli indagati. Salvo poi chiudere un occhio sui 49 milioni della lega e, oggi, addirittura affidare ad una farsa, quella che agli occhi meno attenti potrebbe sembrare nella più leggera delle ipotesi soltanto un atto di irresponsabilità: affidare al “web” la decisione di privare Salvini di una guarentigia a loro per primi sempre invisa. Almeno fino a ieri. Altro che irresponsabilità! La piattaforma “Rousseau” è la più grande farsa che il Movimento abbia finora messo in atto, per giustificare e ribaltare addosso alla “gente comune” una decisione incoerente e scomoda, ma che andava presa. Una decisione che, tuttavia, si tradurrà nel peggior danno alla propria stessa credibilità. Sia ben chiaro, a me l’ipotesi di reato di sequestro di persona pare francamente un po’ troppo stirata. Ma di qui a negare tutto ciò che essi hanno gridato negli ultimi cinque anni, rimangiandoselo di sana pianta, è la più grande offesa che il Movimento possa fare ai suoi sostenitori. E l’Abruzzo ne è la prova, così come le affermazioni di stizza di Grillo, all’alba delle regionali, dimostrano che in politica nessuno è “diverso” dagli altri. Viene quindi da credere che i grillini siano ormai tutti affetti dalla sindrome di Stoccolma, che non siano capaci di liberarsi di quell’alleato fagocitatore che mirava ad arrivare al governo, a qualunque costo, perché solo dalla guida di un ministero avrebbe potuto dare forma e sostanza al suo sbraitare. E così i 5stelle stanno sopportando che tutti i loro precedenti valori siano vilipesi dall’alleato, continuamente, in politica interna tanto quanto nei rapporti con l’estero. A proposito, chi è oggi il nostro ministro degli esteri?

Da alcuni giorni girano sui “social” dei video che rammentano chi era Salvini prima di diventare ministro. Cosa ha detto e cosa sosteneva prima di rendersi, lui per primo, autore di cambi di rotta del tutto utilitaristici: da comunista a fascista, da antimeridionale a mangiatore di sfogliatelle; tutto, pur di guadagnare consenso. E ne sta guadagnando di consenso, se solo ci si sofferma ad osservare cosa è accaduto nella nostra Provincia. Viene quindi da chiedersi come sia possibile che la politica salviniana stia attecchendo anche al meridione. Non dico che qui al meridione l’elettore mediamente avveduto dovrebbe diffidare a prescindere di Salvini; non dico che dovrebbe ricordarsi di quando cantava gli slogan antimeridionali; ma che almeno si possa pretendere chiarezza su un paio di temi fondamentali, tuttora -strumentalmente- poco chiari.

Il primo, l’integrità nazionale. La questione è stata posta anche dal Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e a me francamente non pare peregrina. Pochi anni fa i leghisti gridavano “Roma ladrona” e auspicavano la secessione. Sorvolando sul fatto che in Spagna chi ha fatto altrettanto è finito sotto processo, quel che interessa è sapere se l’ipotesi di federalismo fiscale tanto auspicato da Zaia preluda ad un federalismo generale e alla secessione o no. Insomma, si sta pensando seriamente ad una scissione ante 1861? A me, forse, data la situazione, non dispiacerebbe neppure. Peraltro, come ho avuto modo di dire, un’ipotesi del genere non sembrerebbe neppure confliggere con l’europeismo tanto auspicato: in Europa non dobbiamo andarci per forza mano nella mano.

Il secondo tema riguarda invece la sicurezza della Nazione e per affrontarlo sarebbe utile una risposta al primo quesito. A suo dire la nostra sicurezza sarebbe minata dagli immigrati che vengono sui barconi dall’Africa. Spero vivamente di non essere accusato di voler sostituire un pregiudizio con un altro pregiudizio, ma mentre Salvini induce tutti a guardare con ostilità verso il Mediterraneo, c’è un fenomeno immigratorio del tutto incontrollato che proviene dai Balcani. E che forse, a leggere i quotidiani, è quello più preoccupante visto che statisticamente il maggior numero di effrazioni domestiche per fini di rapina, talvolta anche finite con violenza, è ad opera di immigrati, sì, ma che nulla hanno a che vedere con la Siria e con l’Africa in generale. È di oggi la notizia del pestaggio a colpi di spranga del “re del grano” Franco Ambrosio e di sua moglie, che hanno sorpreso in casa una banda di ladri identificati come provenienti dell’est Europa. Ecco, di questo fenomeno Salvini non parla nonostante lo conosca bene. O almeno dovrebbe, visto che se ne trova traccia in alcune relazioni dell’Ammiraglio Giuseppe De Giorgi Capo di Stato Maggiore della Marina fino al 2016.

Allora perché trascura questo fenomeno? Amnesia, comoda dimenticanza delle promesse fatte alle nostre forze dell’ordine. Prometteva assunzioni, più organico, migliori dotazioni. Prometteva in sostanza più sicurezza, ma quella di cui si può aver bisogno. Invece ormai è tutto un proliferare di telecamere, antifurti e luci accese in giardino, solo perché lo Stato non riesce a garantire la nostra sicurezza dentro le mura delle nostre case.

Cosa consente alla lega di fare proselitismo anche qui da noi? Due fenomeni. Quello dei cittadini che osannano Salvini, lo chiamano capitano, che sono il tessuto su cui lui attecchisce. Sono quelli che non colgono il reale senso del fenomeno. E quello dei politici che invece hanno fatto il cosiddetto “salto della quaglia”; questi altro non fanno che rispondere alla regola cui facevo riferimento in apertura. Sono solo camaleonti; sfrattati da qualche alloggio politico, cercano casa nella lega negando se stessi e i valori professati fino a ieri solo per avere ancora una collocazione. Ecco, è a questi che dobbiamo guardare con maggiore sospetto. È a questi ultimi che dovremmo ricordare che la politica si fa per passione e per spirito di servizio, ma non è detto che la si debba fare a qualunque costo.

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