Sardegna, tutto secondo le previsioni

di Alessandro Rizzo

Il dato elettorale non va mai letto nella sua forma “statica”. Va letto in maniera dinamica, prospettica. Per poterlo comprendere, occorre capire da dove si viene e dove si sta andando. Solo così si potrà capire dove si arriverà. Il Movimento 5 Stelle è capitolato nell’isola e questo non è affatto un bene. È però l’effetto degli errori commessi, ma più ancora è la naturale conseguenza di una politica demagogica, populista e qualunquista. Alla gente piace sentir dire certe cose e alla gente sguaiata piace ancor più sentirle gridare. Ma poi? Poi ci sono i problemi, c’è il quotidiano, c’è un Paese in ginocchio che sta per stendersi pancia in giù, c’è una disoccupazione in aumento, ci sono le imprese che soffrono; e le grida da stadio, più che da campagna elettorale, non servono a coprire le macerie della nostra Italia.

Tuttavia, il dato dei 5stelle è drammatico perché dimostra quel che io scrivevo pochi mesi fa: le numerose anime dei voti di dissenso, di protesta, sono salite sulla barca del Movimento, novello Caronte, solo per essere traghettate nelle mani di Salvini.

Anche lì dove la lega ha concorso in coalizione, spadroneggia perché consapevole dell’inconsistenza e della debolezza di Berlusconi, che se una volta riusciva a contenere le intemperanze dei padani, oggi non riesce più a contenere neanche la sua di intemperanza.

Insomma, si fa un gran dire del Pd diviso, spaccato, eroso ai minimi termini, ma non è che il centrodestra viva condizioni di salute migliori. Solo che nessuno se ne accorge. O meglio, nessuno lo dice apertamente.

Se osserviamo cosa accade più vicino a noi, non si può fare a meno di notare come la politica rispecchi in qualche modo quel che sta accadendo a livello nazionale. Il Pd continua a spaccarsi, anche alle primarie. Lo zoccolo duro deluchiano per Martina e i Dem per Zingaretti, il tutto in una competizione che, quanto meno, si sta articolando in toni pacati e civili, senza tifi da stadio. Il centrodestra appare più strappato che mai, con Forza Italia e Fratelli d’Italia che ormai di simile hanno solo gli acronimi. Il Movimento indebolito, come ovunque, e affida a temi da dibattito pubblico quelle che sembrano essere più iniziative da opposizione amministrativa che altro.

Dunque, le due forze politiche che una volta risultavano le principali della scena nazionale, sono fratturate, ciascuna a casa propria. Il Movimento ha tradito l’elettorato su più punti e in più occasioni e questa cosa la sta pagando. In mezzo si ci infila la lega che, non a caso, cresce e fagocita gli sconsolati tra i pentastellati e, dove in coalizione, assorbe fette del centrodestra, anche quello più moderato. Quel che sta accadendo in Sardegna, dove Solinas avanza con una percentuale di assoluta serenità, costituita in larga misura da una apparentemente inspiegabile avanzata leghista. In questo scenario, non ci si può sorprendere se anche a Salerno, come in Sicilia, la lega faccia accoliti.

Per comprendere il fenomeno è sufficiente ricordare le parole del coordinatore regionale Cantalamessa, ormai di un anno fa, quando disse che la lega non ascolta i sondaggi, ma i cittadini. È qui la chiave di tutto: ascoltare i cittadini. È questa una pratica che fa prendere consensi, eccome se li fa prendere. L’importante è, poi, quando arriva il momento in cui i cittadini bisogna deluderli, essere pronti a distrarli quei cittadini, magari con qualche allarmismo o con qualche slogan.

Fare politica, fare il bene di un territorio, di una Nazione, significa senza dubbio ascoltare i cittadini, ma significa anche interpretarne le esigenze e, soprattutto, guidare i cittadini attraverso percorsi virtuosi che essi stessi non sempre sono tenuti a valutare, comprendere o condividere. Purché siano utili.

Qui la più grande differenza tra il Movimento e la lega. Il primo ha ascoltato, ha gridato ai cittadini, ha promesso; poi li ha traditi, trascurando però di distrarli. Salvini, invece, in tanti anni di gavetta, questa strategia elementare l’ha imparata.

Quando dicevo che il Movimento deve organizzarsi in forma di partito intendevo questo. È come se domani io entrassi nel mondo del calcio e al grido di “uno vale uno” pretendessi un ingaggio alla Salernitana, promettendo magari risultati strepitosi. Basterebbero tre minuti di partita per capire che io e il pallone siamo alquanto incompatibili. Dal quarto minuto anche il più disastrato dei calciatori, purché però calciatore, mi metterebbe in ombra e detterebbe le sorti della partita.

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