Agenzia immobiliare Comune di Salerno

di Marta Naddei

Il Comune di Salerno è, probabilmente, la miglior agenzia immobiliare del territorio. Immobili di pregio e locali commerciali affittati a prezzi a dir poco irrisori, con conseguenti lacune nelle già sofferenti casse di Palazzo Guerra.

Il caso di quella che, oggi, è conosciuta come la “affittopoli” salernitana è venuto alla luce quasi tre anni fa, all’atto della pubblicazione, sul sito dell’ente di via Roma, dell’elenco di immobili, beneficiari e canoni di locazione.

Dalle colonne di “Cronache” partì la denuncia che, nelle settimane successive, coinvolse anche la commissione Trasparenza del Comune di Salerno il cui presidente, Antonio Cammarota, convocò il responsabile dell’ufficio Patrimonio del Comune di Salerno, Antonio Amato.

Da allora, però, poco o niente si è mosso, almeno fino all’inizio di quest’anno, quando si sono aggiunti nuovi elementi alla vicenda. Sul caso pare vi sia anche l’attenzione della Procura della Repubblica ma se esista o meno un fascicolo aperto su “Affittopoli” non è ancora dato saperlo. Fitti attivi ma anche fitti passivi: se, da un lato, il Comune di Salerno incassa molto meno rispetto a quanto potrebbe dalla locazione dei suoi immobili, dall’altro lato sborsa diverse centinaia di migliaia di euro per mantenere i propri uffici dislocati sul territorio in strutture che non sono di sua proprietà.

Gli affitti extrasmall. Tanti alloggi Erp ma anche tanti immobili concessi in locazione ad associazioni a canoni decisamente agevolati. Il “record”, ovviamente al ribasso, è detenuto da un canone di affitto, annuo, di 6 euro e 20 centesimi. Basti pensare, ad esempio, che lo scorso anno un’associazione ha potuto godere di una sede sborsando la modica cifra di 73,08 euro. All’anno. Ovvero, pagando, ogni mese, meno di 6 euro e 10 centesimi. La lista è lunga (complessivamente, il Comune di Salerno, ha a disposizione 889 immobili tra alloggi di edilizia residenziale pubblica, patrimonio disponibile e locali e depositi di vario genere) e le cifre variano da quelle più elevate, come, ad esempio, i 20.351 euro annui sborsati per il mantenimento del servizio di balneazione, ai 5 euro e 81 centesimi per l’affitto di un deposito. I canoni di locazione light, però, non interessano certamente solo i privati cittadini: caso “principe” è quello dell’Arechi service srl, la cui sede si trova in un ampio locale commerciale di 3.760 metriquadrati – di proprietà del Comune di Salerno – e per la quale la società paga, all’ente di via Roma, la somma di 1.701 euro annui. Già all’approvazione del bilancio comunale 2017, all’indomani della “esplosione” della bomba affittopoli, i Revisori dei conti del Comune di Salerno avevano, nella loro relazione, sottolineato le anomalie degli affitti e le scarne entrate. “Le entrate riferite ai canoni per l’utilizzo dei beni comunali vanno controllate” – scrivevano nelle loro osservazioni. Una preoccupazione che affondava le proprie radici proprio nelle sproporzioni dei canoni di locazione riferiti all’anno precedente. Nel 2016 gli immobili affittati – oltre 900 – a prezzi stracciati avrebbero dovuto fruttare al Comune la somma di circa 915mila euro: praticamente, circa 915 euro a locale. Somme davvero irrisorie se si tengono in considerazione alcune tipologie di immobili come, ad esempio, i grossi locali commerciali o gli appartamenti in edifici storici nel cuore antico della città. Eppure, nonostante ciò, l’amministrazione comunale non riesce a far cassa: secondo i dati ufficiali, infatti, il Comune di Salerno non riuscirebbe a riscuotere tutti i fitti e, a ciò, si aggiunge anche l’ingente esborso per i cosiddetti fitti passivi. Insomma, alla fine dell’anno, Palazzo di Città riesce a mettere in cassaforte poco meno di 200mila euro.

Gli uffici negli immobili altrui. I fitti passivi, ovvero i canoni che il Comune paga per il mantenimento di propri uffici in immobili che non sono di sua proprietà, rappresentano un’altra anomalia della gestione dell’amministrazione municipale. In primo luogo perché, con circa 900 immobili a disposizione, risulta quantomeno bizzarra la decisione di spendere 536mila euro annui di affitto. Per il settore tributi, infatti, il Comune di Salerno paga un fitto di 212mila euro circa per l’immobile di via VI settembre 1860; per il settore illuminazione a Fuorni circa 104mila euro. Ma ancora 38mila euro per un immobile via San Domenico Savio, quasi 32mila euro per un immobile di via Leto e così via.

Le vendite. Se dagli affitti, dunque, pare che il Comune di Salerno non riesca a ricavarne molto, sul versante delle vendite del patrimonio comunale sembra che la situazione sia ancor peggiore. Stando ai dati relativi all’ultima asta, anche in questo caso le cifre sarebbero tutte a sfavore dell’ente pubblico: 166mila euro di ricavi. Nello specifico, si tratta di piccoli appartamenti, quasi tutti però collocati nel salotto storico della città di Salerno. Vicolo dei Barbuti, nel cuore del centro storico. Certo, sono poco più di monolocali ma l’aggiudica si è fermata a 9mila e 300 euro. Insomma, un po’ poco anche in considerazione dei prezzi del mercato immobiliare. Un po’ in più per un altro immobile sempre in vicolo Barbuti: 13 mila euro e 300, affare fatto. In largo Conservatorio Vecchio, sempre nel cuore del centro storico, cinque vani sono stati aggiudicati ad 80mila euro. Passiamo ai locali: via La Mennolella, zona alta di Salerno, 15mila euro per negozio; ancora magazzino in via Volontari della Libertà per 40mila euro. Infine un reliquato stradale in via Gandhi da 8 mila e 800 euro.

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