Addio maggioranza bulgara. Martina vince ma non convince e Zingaretti “ruba” 3 seggi in città

di Marta Naddei

Le percentuali bulgare sono, ormai, solo un lontano e glorioso ricordo. Le primarie del Partito democratico hanno decretato il vincitore: Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, è stato eletto con oltre il 66% dei voti, superando di gran lunga l’ex ministro all’Agricoltura, Maurizio Martina – fermatosi al 21% – e il deputato Roberto Giachetti, che ha raccolto poco meno del 13%.

Una vittoria annunciata, quella di Zingaretti, che decreta – oltre al nuovo segretario nazionale del Pd – anche la fine del “renzismo”: i pochi voti raccolti dallo “sponsorizzato” Martina sono stati il chiaro segno, tutto interno all’area dem, di un netto strappo con il recente passato. Se, a livello nazionale, l’imposizione di Zingaretti era cosa praticamente scontata, a Salerno aspettative erano un po’ diverse: qui, le gran truppe deluchiane avevano, fin dal principio, deciso di puntare su Martina, nonostante fosse dato quale “cavallo perdente”. Una prima inversione di tendenza, questa, rispetto agli anni passati: tanto con il primo Bersani quanto con Renzi, nel corso delle precedenti campagne congressuali, De Luca e i suoi avevano sempre scelto di stare dalla “parte giusta”, anche se questo voleva dire giravolte dell’ultimo momento.

Maurizio Martina a Salerno ha, sì, vinto ma decisamente non ha convinto: in città, l’ex ministro è riuscito a raggiungere la soglia del 57% mentre in provincia la percentuale si è significativamente abbassata fino al 50,74%, con Zingaretti che è riuscito a racimolare, da par suo, 43,60% dei voti. Altri tempi quelli in cui l’indicazione che arrivava dalle stanze di via Manzo faceva presa su iscritti e simpatizzanti: basti pensare al risultato plebiscitario ottenuto da Matteo Renzi nel corso delle primarie del 2017: 90% nel capoluogo amministrato dallo “spettro” di De Luca.

Sedici sono stati i seggi allestiti a Salerno città: in tre di questi, Nicola Zingaretti – sostenuto, tra gli altri, da Tino Iannuzzi, Alfonso Andria, Tommaso Amabile e Anna Petrone – ha avuto la meglio, nonostante gli ordini di scuderia andassero in direzione opposta. Tre seggi di un certo peso: quello del Polo Nautico ma soprattutto quello allestito nella sede del Partito democratico e quello di via Carmine, dove avrebbe dovuto votare anche Vincenzo De Luca. Avrebbe dovuto perché, il presidente della Regione Campania, al seggio, nella giornata di domenica, non si è visto.

Un’assenza, di fatto, in piena linea con la campagna elettorale per le primarie: De Luca non si è esposto in prima persona, limitandosi a dare indicazioni senza mai proferire il nome dell’uno o dell’altro candidato in pubblico. «Era fuori città» – hanno fatto sapere, ufficialmente, dal suo staff.

Ad esprimere la propria preferenza per Maurizio Martina sono, invece, stati i due figli: l’ex assessore comunale Roberto e il deputato in carica Piero. Proprio quest’ultimo è stato, nel Salernitano, il principale sostenitore di Maurizio Martina. Tutto secondo programma, invece, per quel che riguarda la corsa alla segreteria regionale del Partito democratico. Leo Annunziata, sindaco di Poggiomarino, ha sbaragliato la concorrenza di Armida Filippelli e Umberto Del Basso De Caro.

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