#AridateciAndreotti

di Vincenzo Benvenuto

Tu piglia Andreotti, per esempio. Ebbene, anche se sapevi che «il Divo Giulio» rovistava nelle frattaglie più putride del corpaccione italico, stavi tranquillo. “Chi mai” ti chiedevi “potrebbe farlo meglio di «Belzebù»?”. In altri termini, al tuo odiato rappresentante politico, finivi comunque per riconoscere uno spessore culturale fuori del comune.

Per la serie, se ci dobbiamo fare del male, che almeno, a farcelo, sia uno dei più intelligenti politici in circolazione, non vi pare? A questo proposito, ricordo un commento di Andreotti al buon piazzamento dei Verdi in una tornata elettorale. Guardò il microfono referente del giornalista e poi, con lo sguardo sornione di chi è perfettamente consapevole della sua sagacia, sentenziò: «I Verdi sono come i cocomeri: verdi fuori ma rossi dentro.» Ora, vi chiedo, ve l’immaginate un Toninelli qualsiasi fare un’affermazione del genere? Il poveretto, a parte inventarsi qualche valico che non esiste, si sarebbe perso in una ridda di congiuntivi al cardiopalma, non prima di aver chiesto «e il Pd, allora?».

Ma, meschino, la colpa è solo in parte sua. La verità è che, almeno dal 1994 in poi, tutto è cambiato nella politica italiana. Con l’avvento del Cavaliere al Governo, infatti, divenne sistematica la candidatura di persone della società civile a prescindere dalla loro cultura personale e politica. Allo «studiare, studiare, studiare» di Lenin, si sostituì il «godi, spendi e fotti» del verbo forzista veicolato dalle mentine del «ce l’ho profumato». Avevi seguito il cursus honorum dei grandi partiti del Novecento (militanza, volantinaggio-attacchinaggio, giovanili e ingresso nel partito dei pezzi da novanta)? Eri uno sfigato. L’unica cosa che contava era avere la caterva dei mutuati per il medico così come l’esercito di clienti per l’avvocato.

Che poi il prescelto non conoscesse la differenza tra un decreto legge e una legge della Repubblica, ma a chi vuoi che ne sarebbe importato? Quando si veniva messi in difficoltà dai soliti giornalisti partigiani, l’importante era invocare il complotto comunista e buttarla in caciara. Dopo il ’94, nulla fu più come prima. A tal punto che anche gli orribili abbinamenti giaccca-cravatta di D’Alema presero atto della loro improponibilità, e virarono verso un più rassicurante blu ministeriale.

Di lustro in lustro, siamo arrivati ai giorni nostri. Vuoi fare politica? Semplice. Ti iscrivi nel Blog delle Stelle e alla piattaforma Rousseau. Se poi il giallo eccessivo ti provoca un travaso di bile, non ti resta che diventare l’ennesimo follower del Matteo «felpato». Sia nel primo che nel secondo caso, l’importante è sintonizzarsi con gli umori della massa, intervenire con sempre maggiore frequenza e, possibilmente, con piglio provocatorio sui vari social. A questo punto, se riesci, per quanto riguarda i 5 stelle, a inventarti anche un ennesimo complotto dei poteri forti o, per ciò che riguarda la Lega, a insultare con profitto il vu cumprà all’angolo, le percentuali di essere scelti aumentano esponenzialmente.

Fatto ciò, rilassati. Prima o poi un Rocco Casalino o un Luca Morisi qualsiasi ti noteranno. Ancora di più se affermerai, «senza colpo ferire», che il corpo degli esseri umani è composto per il 90% di acqua. Raggiunto ‘sto po’po’ di acme, la candidatura è irrimediabilmente tua.

#AridateciAndreotti

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