Nino, il consigliere amico del mare «Un’assise comunale fatta di amici»

di Marta Naddei

Un percorso da consigliere comunale durato dieci anni e conclusosi nel 2016. Sempre tra le file dei Progressisti per Salerno, punta di diamante della maggioranza consiliare di Vincenzo De Luca.

Gaetano Criscuolo, noto a tutti come Nino, oggi è nel comitato di gestione del Porto di Salerno: il suo nome fu designato, alla fine del 2016, proprio dal Comune. Quello stesso 2016 che, sei mesi prima, lo vide non riuscire a riconfermarsi quale componente dell’assise cittadina. Nella sua ultima esperienza a Palazzo Guerra ha presieduto la commissione consiliare Bilancio.

Travagliato il percorso che ha portato il già membro della cooperativa “Flavio Gioia” ed ex segretario provinciale della Filt Cgil a ricoprire l’attuale incarico: sulla sua nomina furono avanzate ipotesi di incompatibilità, dovute proprio al precedente ruolo di consigliere comunale. Da marzo dello scorso anno, però, Criscuolo è nuovamente al suo posto e cura i rapporti tra Comune di Salerno e Autorità Portuale del Mar Tirreno Centrale e tra l’Authority e i portuali salernitani.

Da ex consigliere comunale come guarda il Palazzo oggi?

«Sinceramente lo guardo con un pizzico di nostalgia. Ricordo che 64 squilibrati (così eravamo considerati) nel 2006 si apprestavano a sfidare una corazzata (mi viene in mente quella di Paolo Villaggio), con a capo un Vincenzo De Luca combattivo e determinato, che voleva dare inizio ad una stagione politico-amministrativa di rinnovamento e cambiamento. E così fu. La spuntammo per una manciata di voti e cominciammo immediatamente a lavorare intensamente e celermente. Riuscimmo in brevissimo tempo ad essere un gruppo compatto e determinato dimostrando, anche a chi ci guardava dall’esterno, affidabilità, credibilità e soprattutto tenuta politica. Ricordo che in sei mesi approvammo il Puc. Con grande nostalgia, il mio pensiero va anche a Giannicola Bonadies e Mario De Gennaro che ci hanno lasciato prematuramente. Come per incanto, però, in pochissimo tempo ci furono tanti cambi di casacca che mi sorpresero, lo devo ammettere, non poco. Quanti ne saltarono sul carro del vincitore… è la magia e la coerenza della politica».

Tra ieri ed oggi, quali differenze politiche ed istituzionali ravvisa?

«Molti di noi, componenti di quel gruppo, sono cresciuti insieme politicamente: eravamo e siamo ancora amici. Abbiamo continuato l’esperienza amministrativa anche nel 2011. Ognuno di noi proveniva da un proprio percorso politico o sindacale, ma comunque formativo e sapevamo rispettare i ruoli e le istituzioni come si conviene. Oggi non è più così, ma solo perché sono cambiati i tempi».

Quali iniziative ha condiviso e quali no dell’amministrazione comunale?

«Ho condiviso tutto. Molte questioni, anche spinose, le affrontavamo nelle riunioni di gruppo di maggioranza e qualche volta anche in qualche incontro “culturale”, come De Luca amava definire i nostri incontri conviviali … a carico nostro. Abbiamo sempre dimostrato lealtà, da non confondere con fedeltà, e le decisioni approvate all’unanimità».

A livello nazionale come si colloca?

«A sinistra, se – per dirla alla Giorgio Gaber – si riesce a capire qual è».

A livello regionale?

«Con Vincenzo De Luca. È ancora il più lucido».

Si ricandiderebbe al Consiglio comunale di Salerno?

«No. Il voto di genere, con tutto il rispetto, così come è strutturato, penalizza gli uomini e mortifica le donne in gamba e libere. Falsa la competizione elettorale. Uno deve valere uno, sempre. Molti la pensano come me ma non hanno il coraggio di dirlo. Poi, mi appassiona la politica di strada, di apparato, di luoghi fisici, di confronto e di scontro, di chi si assume le responsabilità nel ruolo che ricopre e non affida le decisioni ai social o alle pseudo mobilitazioni di massa. Per me il Pd avrebbe dovuto evitare le primarie in questo delicato momento politico. L’assemblea avrebbe dovuto proporre un solo nome, come ha fatto la Cgil, avrebbe dato un segnale di unità, compattezza e di fiducia. Ma il mio giudizio non conta, faccio parte della preistoria e non ho una tessera di partito. Confido molto, però, nel pensiero di Giambattista Vico!».

Da ex consigliere quali sono i futuri progetti?

«Non lo so. Ho sempre creduto nelle cose che ho fatto mettendoci sempre la faccia e mettendomi al servizio di una squadra, non esitando però a prendere posizioni di merito, anche ideologiche, che certamente non mi hanno aiutato». Sente i suoi ex colleghi, con chi ha legato di più? «Mi sento e mi vedo spesso – e lo voglio fortemente – con tanti ex consiglieri. Sono persone eccezionali, dentro e fuori dalle istituzioni e lo hanno dimostrato. Con tanti di loro, come ho detto, eravamo amici già prima dell’esperienza politica e credo di avere ancora un buon rapporto con tutti gli altri».

C’è qualche aneddoto che ricorda con piacere?

«Aneddoti ne potrei raccontare tantissimi: De Luca in veste di sceriffo lo conosciamo, ma il suo piglio e la sua determinazione solo se si praticano si capiscono. Eravamo di ritorno da una cena, in macchina con me, oltre al sindaco, anche i consiglieri Avagliano, Amodio, Bonadies e Liguori; mentre stavamo imboccando via Luigi Guercio, due ragazzi in motorino, senza casco, correvano come pazzi zigzagando tra le auto. “Acchiappa a quei due, piglia il numero di targa, disgraziati!!”. E “È nà parol’!!”. Uno dei colleghi dietro chiese: “Sindaco, ma in questi casi noi come ci dobbiamo comportare?”. Lui, voltandosi con decisione: “Pigliat’ ‘o numero di targa e portatelo a me”».

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