Compostaggio, storia di un “modello” finito nel mirino di Anac e Procura

di Marta Naddei

E’ tornato in attività dopo oltre due anni di stop e un’inchiesta, ancora in piedi, da parte dell’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione di Raffaele Cantone.

Un lunghissimo lasso di tempo e delle complicazioni, anche piuttosto serie, che non hanno impedito al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, di indicare il sito di compostaggio di Salerno come un «modello da seguire», tanto da portarci Matteo Renzi in visita.

Tutto ha inizio nella seconda metà del 2016 – tre anni dopo l’avvio delle attività dell’impianto di trattamento dei rifiuti della zona industriale di Salerno -, quando l’Authority fa a brandelli, con la sua prima relazione, la gestione, all’epoca affidata alla Daneco impianti, della struttura: scarsa qualità del rifiuto; eccessiva diversità dei rifiuti conferiti e trattati; aggravio di costi per il Comune di Salerno; mancanza di controlli da parte dell’amministrazione municipale; dubbi sulla corretta raccolta differenziata da parte di Salerno Pulita.

«L’impianto di gestione dei rifiuti del Comune di Salerno – si leggeva nella relazione – non rispetta i parametri funzionali e le finalità di progetto in virtù della scarsa qualità rifiuto, ovvero finanche della diversità del rifiuto che viene conferito all’impianto dall’impresa di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani per conto del Comune di Salerno (Salerno Pulita Spa). Di conseguenza il Comune di Salerno sopporta elevati costi di gestione imputabili allo smaltimento dei cosiddetti “svolazzi” e percolati, ovvero dei residui di lavorazione; tali costi sono “aggiuntivi” rispetto a quelli di una gestione ordinaria e pertanto non andrebbero computati, quantomeno non in tale entità, nella valutazione degli importi elementari che compongono quello complessivo posto a base di gara per la gestione. A tal proposito si rileva che il Comune di Salerno non risulta aver effettuato puntuali verifiche e controlli sull’operato del gestore, né ha cercato soluzioni alternative (anche agendo sulla qualità della raccolta differenziata) per limitare gli extra-costi per lo smaltimento dei sovvalli e del percolato in quantità eccedenti all’ordinario».

Nel calderone finisce anche Salerno Pulita: «sarebbe opportuno approfondire le motivazioni delle criticità della raccolta differenziata effettuata dalla società Salerno Pulita Spa che gestisce la raccolta dei rifiuti nel Comune di Salerno, nonché le motivazioni per cui non pare essersi proceduto ad “avviare una azione mirante a far assumere comportamenti più efficaci nella separazione e raccolta della frazione organica, al fine di elevarne la qualità e la purezza”; le opere aggiuntive, oltre che per ampliare la capacità dell’impianto a 40.000 tonnellate, sembrano previste anche per sopperire a “carenze” progettuali originarie, in particolare per la vagliatura e per il trattamento dei percolati». Insomma, rilievi che, di fatto, mettevano in discussione l’intero meccanismo e che indussero anche la Procura della Repubblica di Salerno ad accendere i propri riflettori sul caso. Nel 2017 si replica: nuova batosta da parte dell’Anac che smonta il sito salernitano, informando, ancora una volta, Procura della Repubblica e Corte dei Conti. E’ attestato il cattivo funzionamento dell’impianto di digestione anaerobica che non obbedisce alle finalità per le quali è stato progettato, nello specifico non recupera materia, producendo compost, e non produce biogas; l’impianto, dai dati ufficiali forniti dal Comune e dal gestore, non ha mai raggiunto gli obiettivi minimi di smaltimento e recupero energetico, fissati dal progetto della Stazione Appaltante. Il collaudo dell’impianto è stato emesso sulla base di prove effettuate su un numero limitato di biocelle e su una Forsu precostituita e non sull’analisi del reale processo. La motivazione principale della suddetta anomalia, come riconosciuto dall’Arpac, dal gestore dell’impianto (Daneco) nonché dal Comune medesimo, è riferibile alla cattiva qualità della Forsu in ingresso, ovvero riconducibile ad una non corretta gestione del servizio di raccolta differenziata».

Il Comune di Salerno prova a correre ai ripari: il dirigente del settore Ambiente, Luca Caselli, presenta le memorie che replicano ai rilievi degli ispettori dell’Anac; poi, poco tempo dopo, è la Daneco impianti a subire la risoluzione del contratto, successiva al mancato rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale, per la mancata stipula di una polizza fideiussoria richiesta dalla Regione Campania. Nuovo affidatario della gestione dell’impianto di compostaggio fu Salerno Pulita. Dallo scorso primo marzo, dopo una serie di annunci e rinvii, il sito di trattamento dei rifiuti è tornato in funzione, con tanto di visita del presidente della Regione De Luca, del sindaco di Salerno Vincenzo Napoli e dell’assessore all’ambiente Angelo Caramanno a sugellare la ripartenza delle attività. Basterà a eliminare le criticità?

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