Castel Terracena e la bella Antonella

di Michele Di Popolo

Tra il 1076 e il 1080, per volere del duca Roberto il Guiscardo e sua moglie Sichelgaita, sorse, a ridosso delle mura orientali di Salerno, il Castel Terracena. Lo scopo della costruzione era quello di rafforzare le difese della città e di fornire ai nuovi sovrani normanni un palazzo del potere diverso da quello longobardo. La sua esistenza fu breve, avendo avuto termine, in circostanze misteriose, fra il 1251 e il 1261, anno della morte di papa Alessandro IV che donò ai monaci benedettini il suolo sul quale era stato edificato.

La zona dove ancora oggi si può riconoscere il complesso di Castel Terracena, per quanto gravemente manomesso dalle successive stratificazioni, è quella che, dall’attuale museo archeologico, giunge alle absidi del Duomo.  Attigua al castello, ancora oggi, è possibile scorgere la fontana a cui è legata una delle più affascinanti leggende legate alla città di Salerno: la leggenda della bella Antonella. Antonella era la più bella damigella della corte della regina Margherita di Durazzo.

La regina, dopo l’uccisione del marito Carlo III, aveva fatto ricostruire parte del Castel Terracena facendone la sua dimora. Un giorno, il figlio di Margherita, Ladislao, di ritorno dalla guerra, si fermò a salutare la madre, insieme ad altri guerrieri, tra cui vi era il giovane Raimondo, figlio di una nobile famiglia ungherese. Raimondo fu subito colpito dalla bellezza della damigella e nei pressi della fontana, attigua al palazzo reale, i due giovani si innamorarono perdutamente.

Una damigella, invidiosa dell’amore tra i due, avvertì Ladislao, il quale si oppose all’amore tra i due giovani: infatti Antonella era di umili origini e non era ritenuta degna di Raimondo. I due ragazzi furono allontanati: Antonella fu così rinchiusa nel vicino monastero di San Michele, mentre Raimondo fu inviato in guerra. Dopo due anni il giovane fece ritorno dal fronte, il principe per ringraziarlo dei suoi servigi gli offrì terre e castelli, ma Raimondo rifiutò e chiese il permesso di sposare la bella Antonella, che non aveva mai dimenticato. Fu così che i due, con il beneplacito del principe, convolarono a nozze.

Nel 1412 una terribile epidemia di peste colpì Salerno e la regina Margherita si ammalò. Il figlio Ladislao accorse al capezzale della madre, in compagnia di Raimondo e della sua sposa. Margherita, nel vederla, la accusò di non essere Antonella, ma la sua perfida gemella, Vanna, che si era a lei sostituita per sposare Raimondo. Svelò che Antonella si trovava anch’essa moribonda nella stanza attigua. Raimondo riuscì appena in tempo a rivedere la sua amata, che spirò tra le sue braccia.

Il povero Raimondo, spogliatosi di tutti i suoi beni, si rivestì con un saio e iniziò a vagare per la città e poi tra i monti alla ricerca della sua amata, perdendo il senno. Ancora oggi, nelle notti invernali e tempestose, il fantasma di Raimondo si aggira bussando alle porte e chiedendo con voce fioca della sua amata. Accanto ai resti del castello c’è ancora la fontana, presso la quale si innamorarono i due giovani.

Secondo la leggenda, se una ragazza, nel mese di agosto, dopo essersi bagnata le labbra e aver sussurrato la formula “Anima della fontanella di Margherita, la regina bella, caccia le lacrime di Antonella, tradita dall’infame gemella”, vedesse arrestarsi il getto d’acqua e dopo poco cadere solo sei gocce (le lacrime di Antonella), le basterà raccoglierle e conservarle per vedere avverato il suo sogno d’amore.

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