Il leggendario Pietro Barliario e la Fiera del Crocifisso

di Michele Di Popolo

Pietro Barliario è un personaggio leggendario legato alla tradizione folcloristica salernitana. Di lui si dice sia stato un potente stregone, negromante e alchimista ritiratosi poi in convento in cerca di perdono. Ma chi era veramente Pietro Barliario? Un mago in cerca della pietra filosofale o solo bravo medico salernitano? La sua biografia è molto incerta e a tratti contraddittoria e probabilmente questo suo lato oscuro ha alimentato leggende su leggende dipingendo il ritratto di un uomo dedito alla alla magia e all’alchimia.

Secondo alcune fonti, Pietro Barliario è stato un personaggio storico davvero esistito: c’è chi lo associa alla figura di Pierre Terrail de Bayard, un cavaliere medievale francese distintosi in epiche battaglie. A Napoli la sua figura sembra incrociare l’ombra del celebere filosofo, teologo e compositore francese Pierre Abelard o Barliano. È certo, invece, il nome di un Pietro Barliario inciso su una tomba e visitabile nella Chiesa di San Benedetto a Salerno dove l’epigrafe del Seicento lo definisce “magister”, per cui molto probabilmente fu un maestro di medicina di rilevanza della Scuola Medica Salernitana.

Ma perché è sepolto in questa Chiesa? Secondo la leggenda popolare, il Barliatio avrebbe a che fare con la vicenda del “Crocifisso miracoloso”. Si racconta che Barliario fu un potente stregone vissuto a Salerno nell’XI secolo, tale potere sarebbe stato ottenuto invocando l’aiuto del Diavolo. Avrebbe così ottenuto ogni lusso e desiderio, tra cui tenere celata la sua vera età, e tutte le più belle donne che egli ambiva in ogni istante. Una sera, mentre egli era uscito dal suo laboratorio, intento a sedurre giovani fanciulle con elisir e incanti, il Diavolo decise di vendicarsi, invidioso di tanto potere. Si vendicò in modo atroce, attirando i nipotini (o i figli in un’altra versione) del mago in un tranello. La sera in cui Barliario uscì, i nipotini si nascosero, per gioco, nel laboratorio: vi furono attratti da un libro magico, il quale, una volta aperto, sprigionò delle sostanze tossiche per cui i bambini caddero a terra, morti.

Quando Barliario rientrò fece la macabra scoperta e finì per impazzire dal dolore, piangendo a lungo e dimenandosi come ossesso e il suo volto iniziò a diventare vecchio e rugoso rivelando la sua vera età. Il quel momento preso da tanti rimorsi, rinnegò l’arte oscura; quando trovò una briciola di forza, si trascinò nella vicina Chiesa di San Benedetto dove si gettò ai piedi del crocefisso dipinto sull’altare pregando per tre giorni e tre notti e chiedendo perdono per i propri peccati. All’alba del terzo giorno accade il miracolo: il volto di Gesù Cristo si sollevò e aprì gli occhi in segno di perdono. Barliario decise di seguire l’ordine monacale ed entrare nel Convento di San Benedetto dove visse a lungo, morendo all’età di 93 anni.

Da questa leggenda popolare poi è stata tramandato “Il Miracolo di Barliario” che richiamò molti pellegrini desiderosi di pregare davanti all’immagine del Crocifisso. Ancora oggi questo episodio rammenta la “Fiera del Crocifisso “che si svolge nel periodo pasquale durante i quattro venerdì di Quaresima.

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