La logica del motorino

di Vincenzo Benvenuto

Sono appena arrivato all’Aci per la visura della targa di un’automobile. Mi dirigo alla «dispensatrice d’attesa» che mi assegna il numero sette; per la precisione, A7. Alzo lo sguardo sul display piantato come una spada di Damocle sulla testa del nuovo, baffuto impiegato, e leggo A1. Un minuto. Cinque minuti. Mezz’ora. Tre o quattro loschi figuri, con aria cospirativa, fanno capannello davanti allo sportello incriminato. Presumo un rumore lontano. Adesso riesco pure ad avvertire lo scatarrare inconfondibile della marmitta Polini: la «logica del motorino» si sta concretizzando.

Prima di vedere il ciclomotore tagliarmi la strada impotente, scopro la magagna: quello che mi precede, con la consueta faccia di bronzo tipica di chi è avvezzo a tali pratiche, ha il numero A9. Un A7, il mio, rispetto a un A9, il suo. La matematica non dovrebbe essere un’opinione. Lo guardo a tal punto male che pure l’impiegato, evidentemente appattato in nome di una parentela o di un’amicizia col furbetto di turno, si sente in dovere di chiedermi spiegazioni di tale «taliata nivura». «C’è che io ho il numero A7 e la person… il tizio» – “bravo, altro che persona!” -«qui presente» – “voltati e ti sputo in faccia, te lo giuro” – «si sta incontrovertibilmente intrufolando».

Lo sportellista capisce l’antifona e la fa capire anche al malamente che mi voleva scippare la precedenza. Si piglia il mio numero e ristabilisce un minimo di giustizia. Non ci stanno santi che tengano: basta un attimo di distrazione, e la «logica del motorino» ti fotte. Mi spiego. Chi di voi, in estate, alla guida dell’auto, non si è visto tagliare la strada dai diabolici motorini? Magari tu ti trovi incolonnato di ritorno dal mare, sudante e bestemmiante come il Bimbi intento a macinare la scorza del grana padano, e ti vedi tagliare la strada dai «mezzi» invadenti, puzzolenti, che se non hai i riflessi pronti, ti arpionano il gomito messo a cercar frescura dal finestrino.

Ecco, questa è la «logica del motorino» che, per potersi concretizzare, ha bisogno di due elementi: il rispetto delle regole (dell’automobilista); l’esigenza del motociclista (messa in pratica) di sorpassare, imboccare la scorciatoia, superare con la manovra spericolata chi verrebbe prima di te o avrebbe diritto più di te a una cosa. Insomma, la contrapposizione è tra la regola e l’arbitrio, il rispetto e la furbizia, il merito e la raccomandazione, l’apollineo e il dionisiaco. Ora, fuor di metafora, si sa che i motorini sono presenti quasi esclusivamente in estate e in primavera. Molto di meno, in autunno. Per nulla (quasi) in inverno.

Ebbene, si potrebbe confidare nel legittimo alternarsi delle stagioni per liberarci dalla piaga della «logica del motorino». «Oh! Bimbo semplice che fui, dal cuore in mano e dalla fronte alta!» Il guaio nostro è, per ritornar in piena metafora, che circoliamo, noi automobilisti ligi al codice, in una estate che non ci pensa minimamente a cedere il passo all’inverno.

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