Federico Marchi, il calcio dell’algebra e dei vicoli

di Matteo Maiorano

«Amo tutto di questa città. Salerno è stata la mia seconda casa: conosco tutte le strade, il Duomo, il centro storico. Via Botteghelle rappresenta un cortile dei ricordi». Un amore grandissimo quello di Federico Marchi per la piazza granata.

Il roccioso difensore romano, classe ’54, ha trascorso un lustro all’ombra del Vestuti, collezionando 143 presenze condite da 9 centri. La città dell’ippocampo gli è rimasta profondamente nel cuore, tanto da essere ricordato a distanza di 40 anni.

«Le stagioni in maglia granata sono state meravigliose dal punto di vista calcistico, sono un amante del pallone. Amo lo spogliatoio e tutto ciò che ruotava attorno a questo sport negli anni ’70. Anche se a Salerno non vi era grande organizzazione – precisa Marchi, il quale ha visto passare al Vestuti diversi presidenti e allenatori – la gente mi ha fatto sentire importante. Non vi è mai stata continuità, la voglia di formare un gruppo vincente».

Il calcio moderno è invece molto diverso: «Non piacciono le persone che danno giudizi, ai tempi nostri sono tutti tuttologi, ognuno crede di conoscere questo sport, di vivere lo spogliatoio. Oggi l’equilibrio è merce rara: qualsiasi cosa che vediamo oggi sono esatte fotografie dei nostri anni. Non possiamo nasconderci: il calcio è espressione sociale, del popolo. Penso sia importante capire che quello che vediamo in questo sport lo vediamo dovunque». Il calciatore oggi fatica persino a guardare una partita per intero: «Quando guardo le partite mi addormento alla tv: non so se sia la stanchezza personale o lo spettacolo».

Sul centenario: «Lo vivo ogni giorno: non credo di esserci quel giorno. E’ troppo formale; è pagana una cosa del genere. Credo che questa occasione vada vissuta come un giorno come tanti».

La Salernitana vive il punto più basso dell’era Lotito-Mezzaroma: «Nel calcio due più due è difficile che faccia quattro. Prima di giudicare bisogna sempre guardarsi indietro, ai problemi che ci sono stati. Fare calcio non è semplice: vuol dire creare progetti, obiettivi, investire tanti soldi. La Salernitana cambia ogni anno 7 o 8 giocatori, non è semplice fare gruppo. Quando hai una rosa già consolidata puntellarla con 3 o 4 giocatori è meno difficile rispetto a inserirne 12 o 13. Dopo Lotito non vedo altre soluzioni: la Salernitana si tenga stretti i copatron. Dappertutto – sottolinea Marchi – le società vivono un periodo nero. Con calma, anche perché è loro interesse, a società darà grande soddisfazione alla piazza».

Diversi i calciatori che Marchi promuove del gruppo di Gregucci: «Seguo Mantovani: ritengo sia un prospetto molto interessante, come lo stesso Odjer. Giocare a Salerno non è per nulla semplice: bisogna avere una personalità fuori dal comune, ci sono tanti giocatori forti che in questa città probabilmente calano di prestazione».

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