Ultimo viaggio in sella alla passione

di Vincenzo Benvenuto

Un mattina come tante, questa. La noia, quel senso di occasione sprecata ancora una volta, che si sveglia appena un minuto prima della tua stanchezza. Una curva, un manifesto di morte che svogliatamente riconosco diverso. Mi fermo. Faccio retromarcia. Quel nome e cognome rivestito di caratteri indifferenti appena un attimo prima, mi aggredisce alla gola. Il respiro si smorza fino a dare fondo alla riserva di ossigeno. Mi aggrappo all’omonimia. E nel ritornare in vita, la morte è più cruda: 55 anni.

Non avevo mai riflettuto su quanto l’età possa essere segnaletica. Rimango fermo lì, davanti al palo di cemento su cui si stende la carta gelatinosa troppo piccola per contenere i ricordi che mi legano a lui. La settimana scorsa l’ho visto, a questo punto, per l’ultima volta. Da lontano, malgrado avesse il casco protettivo e gli occhiali, l’ho riconosciuto. Troppo forte con quelle gambe che di umano avevano solo la conformazione. Troppo inarrivabile sulle vette più impervie dei sentieri di montagna. Prima di dargliela definitivamente vinta, comprai una bici ultraleggera. Consapevole di un gap incolmabile a parità di condizione, provai a giocare la carta del disperato.

Sulla salita, dopo avermi concesso un leggero vantaggio, diede energia alle gambe, stantuffi inesauribili. Non ci fu più storia. Il solito sorriso che si faceva beffe dello sforzo fisico, ed era di nuovo lì, sul cocuzzolo della montagna, a certificare la sua indiscutibile superiorità. So che era caduto circa un anno fa dalla bici. Era stato fermo cinque mesi. In questo lasso di tempo, si era separato dalla moglie. Aveva perso il lavoro. Gli era morta la madre, l’unica persona che davvero amava quella creatura impastata di sudore e gambe portate allo spasmo.

Alcuni amici, anche su consiglio del medico, lo avevano esortato ad abbandonare la bici. Io, conoscendolo, mi guardai bene dal proporgli un’eresia del genere. La settimana scorsa, il medico curante gli ha posto la domanda che avrebbe voluto salvargli la vita: «Ma che fai, ci vuoi davvero morire sulla bicicletta?» Chi era lì ha intravisto nei suoi occhi il bagliore luciferino della predizione. Alle sedici di ieri, l’hanno trovato morto in groppa a una salita. Dicono che il suo viso era contratto in una smorfia strana, quasi un sorriso. Le mani, dal canto loro, non ne volevano sapere di staccarsi dal manubrio della sua Legnano.

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