Camillo, consigliere per “missione”

di Marta Naddei

Un terzo mandato da consigliere comunale sfuggito per un soffio. Camillo Amodio, alle ultime Amministrative del Comune di Salerno del 2016, risultò essere il secondo dei non eletti della sua lista storica, quella dei Progressisti per Salerno. Un gruppo, quest’ultimo, che lo stesso Amodio ha rappresentato, dal 2006 al 2016, proprio tra i banchi del consesso cittadino. Un decennio nel corso del quale Amodio ha ricoperto il ruolo di vicepresidente prima e presidente poi della commissione Ambiente (durante il primo mandato) e quello di presidente della commissione Trasparenza.

Da consigliere comunale come guarda il Palazzo oggi?

«Lo guardo con una giusta dose di nostalgia. Dieci anni passati al Comune di Salerno, nel ruolo di Consigliere comunale, lasciano un ricordo indelebile nella vita di chiunque, almeno per me è stato così. È stata una esperienza bella, appassionante, che ho vissuto con orgoglio e responsabilità. Ho sempre pensato che ricevere un mandato dai tuoi concittadini, per rappresentarli nel luogo dove si prendono le decisioni per la città, è un attestato di stima e di fiducia che non puoi che onorare nel migliore dei modi con il massimo dell’impegno e della serietà».

Tra ieri e oggi, quali differenze politiche ed istituzionali?

«La politica oggi cambia così velocemente che non riesci a fare dei confronti nemmeno da un anno all’altro. Molti di noi hanno affrontato questo percorso consapevoli che bisognava portare avanti un progetto per la città che condividevamo pienamente. Man mano che passavano i giorni si sono creati dei rapporti di grande amicizia e rispetto che hanno dato forza e coesione alla fervente attività amministrativa. Abbiamo avuto poi la fortuna di trovare colleghi di grande esperienza ed umanità, uno per tutti il buon Giannicola Bonadies».

Quali iniziative ha condiviso e quali no dell’amministrazione comunale?

«Ripeto, avevamo un programma che era quello con il quale ci eravamo proposti alla città e volevamo realizzarlo. Discutevamo molto, sia nella stanza del gruppo che nelle riunioni di maggioranza. Se qualche procedimento meritava un approfondimento lo si affrontava in una seduta successiva. Non ricordo atteggiamenti ostruzionistici o strumentali. Non so se oggi è così ma è così che dovrebbe essere».

A livello nazionale come si colloca?

«Sono sempre stato di sinistra, oggi si dice di centrosinistra, non ho mai amato i piccoli partiti perché ho sempre pensato che l’ambizione di una forza politica deve essere quella di governare. Oggi il Pd con il nuovo segretario ha una missione importante che è quella di superare le discussioni interne e di dedicarsi alle problematiche della nostra società. Abbiamo il dovere, per quella che è la nostra storia, di recuperare la fiducia di tanta gente, che vive con grande difficoltà il nostro tempo. Detto ciò, ritengo che nel Pd ci siano donne e uomini preparati e maturi per affrontare un momento politico difficile e per certi versi preoccupante».

A livello regionale?

«Vincenzo De Luca, non ho dubbi. Resta per me la figura politica più idonea a salvaguardare le sorti della nostra Regione».

Si ricandiderebbe al Consiglio comunale di Salerno?

«Non lo so, lo dico con sincerità. So però per certo, che se dovesse essere utile anche il mio contributo, difficilmente mi tirerei indietro».

Da ex consigliere, quali sono i futuri progetti?

«Anche qui non prevedo niente, quando mi sono candidato la prima volta nel 2006 l’ho fatto per un grande desiderio di partecipare attivamente alla vita politica della mia città».

Sente i suoi ex colleghi, con chi ha legato di più?

«È sempre un piacere sentire e vedere i miei ex colleghi, posso dire con serenità di aver avuto dei buoni rapporti con tutti. Sono nate grandi amicizie che tuttora resistono. Inutile fare nomi, non è corretto, tanto loro lo sanno».

C’è qualche aneddoto che ricorda con piacere?

«Ci sono tante cose che ricordo con piacere: prima di tutto il rapporto con la gente. Ci sono stati momenti di grande partecipazione, di grande curiosità, tutti volevano dare il loro contributo a una città che oggettivamente stava trovando sempre di più la sua identità. Penso ad esempio all’inizio della raccolta differenziata, con gli incontri nei condomini, nei quartieri, una novità che preoccupava ma allo stesso tempo diventava indispensabile per un salto di qualità dell’intera comunità. In una riunione che organizzai nel mio palazzo ad un certo punto una signora chiese: scusate ma lo stuzzicadenti dove si conferisce? Ci fu un momento di silenzio, nessuno seppe rispondere e poi una fragorosa risata. C’era un grande entusiasmo… bisogna assolutamente ritrovarlo».

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