L’area archeologica di Fratte

di Michele Di Popolo

Attorno al VI secolo a.C. gruppi di Etruschi, probabilmente provenienti da Amina, attuale Pontecagnano Faiano, si trasferirono nella valle del fiume Irno, non molto lontano dalla sua foce. La città fu inizialmente identificata con la Marcina citata da Strabone, attualmente associata alla vicina Vietri sul Mare, mentre attualmente sembra prevalere l’identificazione con la città di Irna per alcune monete ritrovate con la legenda Irnthi (di Irna) o Idno.

Il sito risulta occupato sin dal VI secolo a.C., un periodo fiorente per l’area che dalla Penisola Sorrentina arrivava al fiume Sele, sotto il controllo etrusco. In quest’area, infatti, gli Etruschi fondarono dodici ricche città votate al commercio: tre principali città costiere, Castellammare, Vico Equense e Vietri sul Mare, che assicuravano l’approdo marittimo alle vicine città dell’entroterra di Pompei, Nocera e Nola. Le altre città della dodecapoli, erano Ercolano, Pontecagnano, Acerra, Capua, Suessola (sito nei pressi di Acerra) e Sorrento. I ritrovamenti effettuati nell’area di Fratte indicano che la compagine etnica e sociale del luogo doveva essere molto eterogenea essendo presenti, oltre gli Osci (popolazione locale), anche Etruschi e Greci.

Dopo la battaglia di Cuma del 474 (tra Siracusani ed Etruschi), il centro di gravità economico si sposta a sud e Fratte, passata sotto il controllo sannita, diventa un importante luogo di mediazione commerciale tra le città magnogreche di Posidonia ed Elea e la città di Capua. Verso la metà del V secolo a.C. Il sito vive un periodo di decadenza progressiva che culmina nell’abbandono della città, ma già nel secolo successivo, L’area verrà nuovamente occupata grazie al nuovo ravvivarsi delle rotte commerciali tra le città sannitiche e le città elleniche. Questa nuova fase è testimoniata dalle imponenti tombe a camera affrescate con le tipiche iconografie del mondo campano-sannitico.

Alla metà del III secolo a.C., infine, la fondazione delle colonie di Paestum, Picentia e, nel 194 a.C., di Salernum sancisce, come per l’intera area della Campania meridionale tirrenica, la conclusione della parabola etrusco-italica del piccolo centro.

Il sito archeologico. Dove attualmente si sviluppa il centro abitato doveva anticamente situarsi l’Acropoli, nei pressi della quale sono stati ritrovati resti di un vasto edificio munito di vasche e canali per il deflusso delle acque, cosa che fa pensare ad una struttura termale. Più a nord, nei pressi della ex-fabbrica delle Manifatture Cotoniere Meridionali si estendeva la Necropoli, come risulta dai ritrovamenti di circa novanta tombe dipinte, databili fra il VI ed il V secolo a.C. Ulteriori ritrovamenti, fra cui il tracciato di una strada in basoli costeggiata da muri in blocchi di tufo, sono stati fatti alle spalle di via Capone: probabilmente si tratta della strada che portava all’Acropoli.

In questo stesso scavo furono ritrovate molte statuette votive e i resti di una fornace.  Attualmente la zona archeologica di Fratte è organizzata come un giardino archeologico in cui circa metà dell’area è occupata da resti di edifici databili a partire dal VI secolo a.C. Imponenti sono i resti della necropoli sannitica, con otto tombe in blocchi di tufo grigio locale, di cui due a camera con letti funebri forniti anche del cuscino, ora a sezione triangolare, ora a forma di cilindro. Nella zona occidentale, una cisterna, vasche di decantazione per l’argilla, una fornace, pozzi e canali, unitamente a vani pavimentati, attestano un’attività di lavorazione dell’argilla, confermata da lisciatoi, distanziatori, matrici e scarti di lavorazione. I reperti rinvenuti nell’area, tra cui bellissimi esempi di sculture equestri in tufo ed oggetti di uso quotidiano sono conservati presso il Museo Archeologico Provinciale di Salerno.

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