Il giro di “picchipocchio”

di Alessandro Rizzo

Questa espressione mi è rimasta impressa, fin da bambino, quando l’ascoltai per la prima volta. A dirlo fu mia madre. Mi pare anche di ricordare il Maggiolone rosso col quale, dopo aver descritto un articolato giro nei pressi di Pastena, nei quartieri che allora venivano su, Quartiere Italia, Quartiere Europa e via così, ci ritrovammo nello stesso punto in cui eravamo passati poco prima. E lì mia mamma esclamò “abbiamo fatto il giro di picchipocchio”, per dire che, gira e gira, ci eravamo ritrovati allo stesso punto di partenza.

Un po’ quello che sta facendo l’Italia in questo momento. Ho già espresso la mia opinione sulla sconvenienza del continuo litigio tra lega e 5stelle. Si tratta di una duplice inopportunità; da un lato è sconveniente che la lega avanzi; dall’altro, che i 5stelle si facciano beffare così.

No, non sono diventato pentastellato, ma neppure mi nascondo dietro il dito facendo finta che nella genesi del movimento non ci sia nulla di buono. Anzi, l’Italia era stanca. Gli elettori erano stufi di un metodo, della casta. E ancora oggi lo scandalo degli arresti in Umbria sta continuando ad allontanare la gente dalla politica. Mi è così tornato in mente il pensiero di Platone sulla politica e la sua convinzione che la democrazia non sia la migliore forma di governo perché con essa tutti possono salire al potere pur non essendo adeguatamente formati. Secondo il filosofo la democrazia è “l’anticamera della tirannide”. Il problema è proprio questo: io per primo mi sto rendendo conto di quanto di buono ci sarebbe stato nel movimento 5 stelle se solo lo stesso, conquistato il governo, si fosse evoluto invece che smentito e rimangiato tutti gli impegni dichiarati in campagna elettorale. In realtà il decadentismo culturale in politica non arriva oggi.

Esempi di governanti tutt’altro che modelli a cui ispirarsi li avevamo già avuti. Abbiamo avuto i vari Razzi e Scilipoti. “Uno vale uno” è un concetto aberrante che nessuno fino ad oggi aveva ancora spudoratamente dichiarato, ma che in realtà si era già palesato in politica da un po’. Ed è la negazione di quel che dovrebbe accadere, a leggere l’opera di Platone “La Repubblica”, in cui si teorizza di un ideale regime aristocratico (aristoi sono i migliori), unici capaci di comprendere ed individuare il bene collettivo per poi inseguirlo con azioni concrete.

Sicché mi spiace che ancora in questi giorni il continuo litigare tra le due forze politiche al governo stia in qualche modo agevolando la lega a discapito dei 5 stelle. Mi spiace perché abbiamo fatto il giro di “picchipocchio”. Lì dove lo spread, come un virus, riuscì a scardinare Berlusconi, che governava in alleanza con la lega, proprio lì tornerà un identico assetto a parti invertite: la lega, col suo 30% in accordo con Berlusconi e qualche altro.

Basti guardare la realtà salernitana, in cui la lega ha fatto i suoi proseliti. Da Ernesto Sica, già Sindaco di Pontecagnano, ex Forza Italia, ex Margherita ed ora lega, a Sergio Vessicchio, sospeso dall’Ordine dei Giornalisti per le frasi sessiste contro l’arbitro donna. Ed oggi l’ipotesi di Tommasetti, rettore dell’ateneo salernitano, di cui si ipotizza la candidatura alle europee. Figure eterogenee che in qualche modo finiscono per confermare che “uno vale effettivamente uno”. Finché questo principio conviene all’ “uno” che va al governo a scapito dell’ “uno” che, su questa illusione, lo vota.

Sorprende invece che non sia ancora chiaro ai grillini che lo scontro continuo tra le forze risponde ad un precisissimo disegno della lega. Solo così si può spiegare il fatto che la lega abbia avuto da ridire anche -e addirittura- sulla scelta del sottosegretario Crimi di tagliare i fondi a Radio Radicale. Non posso credere che l’onorevole leghista Basini sia davvero convinto di voler salvare la Radio di Marco Pannella. Mi viene più facile pensare che abbia soltanto trovato un ennesimo ring sul quale ingaggiare un simpatico scontro con Di Maio.

Lo scopo? L’ennesima prova di forza. L’ennesima preparazione per le europee, all’esito delle quali se la lega dovesse affermarsi con le percentuali che ormai tutti ipotizzano, potrebbe essere lo stesso Salvini a desiderare la caduta del governo e le nuove elezioni. Per arrivarci forte più dei 5stelle, con qualche alleato annichilito in partenza e soprattutto con un Pd non ancora riorganizzato.

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