La compresenza di Vincenzo Giordano

di Donato Salzano

A dieci anni della sua compresenza. Quella dei morti e dei viventi di Aldo Capitini filosofo pioniere della nonviolenza Gandhiana in Italia. Oggi numerosi gli estimatori del Sindaco galantuomo, però allora quando tintinnavano le manette, in pochissimi lottavano per il diritto dell’uomo Vincenzo Giordano.

Quando alcuni evitavano e taluni scappavano, tra essi anche molti socialisti, nel momento del suo brutale sequestro a Fuorni, a rendergli visita in carcere soltanto Marco Pannella accompagnato da Maurizio Provenza e Carmelo Conte. Di sicuro compresente nell’essere speranza contro l’averne, con noi tutti oggi in lotta per la vita dell’amata Radio Radicale, il conoscere per deliberare minacciato dalla chiusura del governo del cambiamento.

La transizione verso lo Stato di diritto e il diritto universale alla conoscenza. La scelta antiproibizionista per combattere il dilagare delle mafie. Quel suo essere militante della “giustizia giusta” dai tempi di Tortora al fianco di Claudio Martelli, per una riforma dell’ordinamento penitenziario e del processo penale, gli incarichi extragiudiziali dei magistrati distaccati a frotte nei ministeri per tantissimi anni fino alle soglie della pensione, la responsabilità civile ancorché rimasta indiretta, con cui forse è venuto il momento che tutti comincino a fare i conti anche per la sua ingiusta e infame detenzione patita. Perseguitato da più di trenta capi d’imputazione, qualcuno pensò rendergli la vita difficile, tentando di convincerlo sbattendolo nelle celle dell’allora famigerata sezione dei tossicodipendenti senza che questi avessero ancora assistenza metadonica (grazie a lui e a Maurizio Provenza furono assistiti dal SERT prima della normativa nazionale).

La sua fu una risposta invece da vecchio galeotto socialista come soltanto Pertini e Saragat prigionieri a Regina Coeli. Ovunque tu oggi ti giri in città, dal trincerone ferroviario alla Lungomare e al Corso fino all’agognata Cittadella Giudiziaria, senti il profumo della sua compresenza che nessun capo d’imputazione potrà mai cancellare. Questo dovrebbe essere scritto a futura memoria, se la memoria ha un futuro, nella sezione che non ha ancora il nome di un galantuomo: “Sono entrato da proibizionista ne esco da antiproibizionista. Ho trovato più umanità qui tra i miei compagni di cella che altrove, seconda soltanto all’affetto dei miei familiari” [Vincenzo Giordano].

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