Raffaele, colazione con delibere e determine: «Oggi servizi assenti»

di Marta Naddei

Cinque anni da consigliere comunale, un anno da coordinatore cittadino di Forza Italia e poi, nel 2016, il tentativo di colpo grosso con la candidatura a sindaco tra le file de Il popolo della famiglia: un’esperienza che, per Raffaele Adinolfi, si concluse con il mancato ritorno tra i banchi del Consiglio comunale di Salerno.

Da ex consigliere comunale come guarda il Palazzo oggi?

«Più che guardare il palazzo osservo i servizi offerti ai cittadini e purtroppo lo sguardo non è sereno».

Tra ieri ed oggi, quali differenze politiche ed istituzionali?

«Le principali differenze derivano a cascata dal diverso stile del sindaco. Oggi c’è meno autoritarismo istituzionale con maggiori fibrillazioni nella maggioranza, ma purtroppo l’opposizione non riesce a cogliere l’occasione con proposte concrete per dar voce ad una visione alternativa della città. Peccato, ci sarebbe lo spazio».

Quali iniziative ha condiviso e quali no dell’amministrazione comunale?

«Il miglior risultato dell’amministrazione, anche se poco visibile, è il recupero di fondi presso le istituzioni sovraordinate, in primis la Regione».

A livello nazionale come si colloca?

«Io sono sempre lo stesso, equilibrato di centro-destra orgoglioso delle mie origini e tradizioni culturali. Oggi il Popolo della Famiglia, che sarà presente alle Europee, è il partito che meglio mi rappresenta».

Si ricandiderebbe al Consiglio comunale di Salerno?

«Non ne vedo le condizioni; mi potrei esprimere meglio fornendo il mio contributo professionale e di esperienza, ma per il futuro mai dire mai».

Da ex consigliere, quali sono i futuri progetti?

«Continuare ad essere me stesso nella sfera privata, in quella professionale e lavorativa ed in quella pubblica: con lo stesso rigore morale e valoriale. Tutto il resto è conseguenza».

Sente i suoi ex colleghi, con chi ha legato di più?

«Certo, con molti di loro si è creato un rapporto di stima personale e di vera amicizia che prescinde dalle idee politiche».

C’è qualche aneddoto che ricorda con piacere?

«Sono tanti gli aneddoti simpatici. Il primo che mi viene in mente, però, è il primo che è accaduto. Ero stato appena eletto consigliere e per svolgere il mio compito in maniera seria avevo l’abitudine ogni mattina di leggere, dalle 6:00 alle 7:00, tutte le determine e le delibere. Quelle più importanti le stampavo e le tenevo in borsa. Un pomeriggio, uscendo dal Comune, incrociai un gruppo di ragazzi che discutevano con il fratello di Gene Gnocchi. E potei fornire la documentazione sullo stanziamento di 200.000 euro per la S di Vignelli. Il servizio andò su Striscia, i miei colleghi consiglieri pensarono l’avessi chiamata io per farmi pubblicità. Ma fu solo un caso che premiò il mio lavoro».

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