Salerno-Paestum, pista ciclabile abbandonata: uno spreco da 12 milioni

di Matteo Maiorano

Tra l’incuria e le sterpaglie vive un degrado lungo 40 chilometri. è la fantomatica pista ciclabile Salerno-Paestum, messa sotto la lente d’ingrandimento dalla Corte dei Conti, che ha inserito la ciclovia della costa sud salernitana tra gli sprechi della pubblica amministrazione per l’anno 2019. Un tempo era considerato il tratto dedicato agli amanti delle due ruote più lungo d’Europa ma a oggi il percorso versa nell’abbandono più totale.

A 12 milioni di euro ammonta la spesa complessiva per il tratto, che oggi è frequentato per la maggiore da prostitute e stranieri senza fissa dimora. Nata sotto l’amministrazione provinciale del presidente Alfonso Andria rientrava nella riqualificazione della litoranea salernitana che sarebbe dovuta divenire in breve tempo un nuovo polo turistico ed attrattivo dell’intera provincia. Invece, il progetto generale è ancora fermo e i chilometri di pista sono lasciati, in molti tratti, nel completo abbandono, con il conseguente inutilizzo da parte dei ciclisti.

Giovannino Carrano, amatore e già presidente di una associazione, ha tentato di organizzare tour in bici con i turisti per poi accantonare il progetto: «La pista non è idonea, oltre ad essere occupata da prostitute di giorno e di notte. Diversi punti sono interrotti perché si intersecano con traverse che conducono verso il mare e i lidi adiacenti. La segnaletica è assente e di manutenzione neanche a parlarne: lo stato è pietoso e spesso bisogna fermarsi di frequente per controllare lo stato del veicolo».

Maria Ferro ha una tradizione familiare ciclistica radicata e con Olga Corvo praticano lunghe passeggiate: «Ma preferiamo percorsi più sicuri rispetto alla pista ciclabile della litoranea. L’area è altamente pericolosa, la strada è interrotta in più punti, l’erbaccia alcune volte invade tutta la corsia dedicata ed è un percorso a ostacoli tra i rifiuti».

Di avviso simile anche Gregorio Saetta, storico commerciante di Salerno ma con una forte passione per le due ruote: «Ho sempre avuto apprensione percorrendo i tratti della ciclovia presente in provincia sud, tanto che ci raccomandiamo di procedere in fila indiana». Inizialmente il circuito rientrava in un grande progetto d’intesa con le amministrazioni che man mano venivano coinvolte nel percorso.

Ogni comune avrebbe dovuto curare il tratto di competenza. Gianpaolo Lambiase era assessore provinciale ai tempi dell’inaugurazione: «L’ente di palazzo Sant’Agostino si è interessato dell’illuminazione e delle linee fognaria. In più ricordo che gran parte di quella fascia era occupata abusivamente da baracche e lidi, tutti abbattuti».

La Cisl in più occasioni ha segnalato lo stato di abbandono dell’opera pubblica: «Non ho mai avuto risposte – ricorda Pasquale Passamano – uno scempio in piena regola. Spero che la nuova amministrazione provinciale intervenga quanto prima».

Sulla stessa lunghezza d’onda Damiano Cardiello, consigliere comunale di Forza Italia di Eboli: «Quello della pista ciclabile rappresenta il più grande spreco di denaro pubblico della storia. L’auspicio è che a pagare non siano sempre i cittadini ma che la Corte dei Conti accerti le diverse responsabilità di questo sperpero di soldi dei nostri cittadini. Basta farsi un giro oggi: quella che all’epoca era una pista ciclabile è diventato un percorso per prostitute che prendono servizio fin dalle prime luci dell’alba, frequentato da immigrati clandestini senza alcuna possibilità di controllo, ricco di rifiuti illegali che minano la sicurezza dei residenti. Gli abitanti della zona sono costretti a vivere con il coprifuoco durante le ore serali. Una vera e propria vergogna a cui per il momento non c’è stata ancora alcuna imputazione di responsabilità».

Al momento gli amanti delle ruote che passeggiano in litoranea preferiscono rischiare accostandosi tra le auto in transito piuttosto che pedalare nello spazio adiacente alla carreggiata, dove sarebbe dovuta sorgere la pista ciclabile più lunga d’Europa. Ciclovia che invece ha solo ribadito la pessima gestione di questi servizi nel mezzogiorno.

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