Ehi Siri, dimettiti!

di Alessandro Rizzo

Chissà cosa risponderebbe a questa esortazione l’assistente vocale della Apple. Al di là dell’ironia, la questione è seria. Palazzo Chigi fa rima con litigi e io da tempo passo sotto lente d’ingrandimento le numerose occasioni di battibecco giallo-verde, ma questa volta la questione è ben più seria.

Francesco D’Uva, giovanissimo deputato 5stelle, è molto lucido nell’affermare che la questione Siri sia un peso enorme per questo governo e ha capito bene che a sguazzarci è il solito Salvini, che non vede altro che l’ennesima occasione per il braccio di ferro. Non a caso lo stesso D’Uva si dice impaurito dall’idea che Salvini possa volere un ribaltone per tornare al governo con Berlusconi. L’ipotesi evidentemente l’ha considerata.

Ma il vero problema è che la questione che ha travolto Armando Siri è grave: il sottosegretario avrebbe ricevuto sollecitazioni da Paolo Arata allo scopo di presentare emendamenti per alcuni interessi nel campo dell’eolico. Paolo Arata risulterebbe socio di Vito Nicastri, personaggio molto discusso per i alcuni suoi presunti collegamenti, per usare un eufemismo. Insomma, non certo quisquilie.

Ma vediamo chi sono costoro. Franco Paolo Arata Professore di ecologia e deputato con Berlusconi dal ’94 al ’96. Armando Siri, padre della flat tax al 15%, già amico di Bettino Craxi ed attuale sottosegretario ai trasporti, che ha peraltro già patteggiato una condanna per bancarotta fraudolenta nel 2014. Vito Nicastri conosciuto come “re dell’eolico”. E poi c’è Federico Arata, figlio di Franco Paolo, che ha un contratto di consulenza firmato da Giancarlo Giorgetti, braccio destro di Matteo Salvini.

Tutto inaccettabile. Inaccettabile che Siri non si dimetta, che Arata figlio non si dimetta, ma soprattutto che l’intero gruppo parlamentare dei 5 stelle, che da sempre ha fatto della onestà il proprio grido di battaglia, non mandi a casa l’intero apparato governativo e continui ad ingoiare non solo la negazione di se stesso, ma che tale negazione provenga dal diktat di un discutibilissimo socio di governo qual è la lega. Lega che, però, non disdegna di fare la morale quando i 5 stelle propongono il cosiddetto decreto “salva Roma”, che è sì un’antipatica ingerenza dello Stato a supporto della cattiva gestione di un Sindaco, ma che si propone anche con questo sforzo di revocare costosissimi commissariamenti.

Oggi tuttavia, che tutto il mondo piange i propri morti, le scaramucce hanno un sapore ancora più amaro. Oggi infatti questi signori, in una nebulosa vicenda che ha tanto il sapore della prima repubblica, non sono riusciti a garantire la sicurezza di molte persone.

Lungi da me dar lezione di come si possa garantire la sicurezza di un Paese; sono sicuro, senza alcuna falsa modestia, di non essere all’altezza. Certo è che se un tema così serio e delicato è messo nelle mani di Salvini, allora di certo potrei occuparmene anche io.

I 300 morti nello Sri Lanka, tra cui molti italiani, sono un dramma mondiale. E sconvolge aver letto sui quotidiani nazionali stamattina che il rischio era stato già considerato dai servizi di intelligence, il che rende ancor più inaccettabile che non sia stata adottata alcuna cautela. Tra le vittime anche alcuni italiani e di fronte alla perdita di vite umane non è ammissibile che nessuno abbia pensato di prendere le dovute precauzioni.

D’altronde lo Sri Lanka è vittima, colpito da terroristi per essere evidentemente considerato una Regione troppo vicina -o sempre più vicina- all’occidente. La verità è che il popolo cingalese è nell’immaginario comune anche un popolo molto mite e rispettoso, garbato. Sarà che da poco ho letto “l’uomo che faceva volare i gabbiani” di Roberto Ricciardi, magistrato del Tribunale di Salerno prestatosi (e anche molto bene, a mio avviso) alla letteratura e che il romanzo ruota attorno alla figura di un cingalese mite, leale e ricco di dignità nel riconoscimento dei propri errori; sarà, ma la circostanza che il fronte degli attacchi terroristici si stia spostando verso la regione indiana secondo me è indice di modificazioni geopolitiche importanti, come tali sicuramente analizzate in maniera molto meticolosa dai servizi di informazione di tutto il mondo. E questo mi fa rabbia. Mi fa molta rabbia che chi sapeva non abbia fatto nulla per impedirlo. Non a caso, infatti, il giorno successivo a quello “dei martiri di Pasqua”, sono caduti nella rete una trentina di terroristi. Ecco, anche su questo tema, mi viene da pensare che nel periodo in cui il Copasir è stato affidato all’on. Angelo Tofalo, défaillance di questo tipo non ce ne sono state. Segno che forse il Movimento avrebbe fatto meglio a tornare alle urne subito piuttosto che alimentare ed ingrassare quello che poi da alleato sarebbe diventato il suo peggior nemico.

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