Fausto, consigliere delle mille battaglie

di Marta Naddei

Il primo esposto su Piazza della Libertà – datato 2009 – porta la sua firma. All’epoca, Fausto Morrone, era consigliere comunale e che qualcosa non andasse in merito al progetto di riqualificazione di Santa Teresa lo aveva intuito subito. Un’attività, prima da sindacalista e poi da amministratore comunale, improntata alla trasparenza e alla giustizia. Dopo 11 anni alla guida della Filt Cgil, Fausto Morrone iniziò il suo decennio da segretario generale della Cgil Salerno. Cinque, invece, gli anni trascorsi tra i banchi del Salone dei Marmi di Palazzo Guerra.

Da ex consigliere comunale come guarda il Palazzo oggi?

«Ovviamente non interpreto “il palazzo” in senso lato ma mi riferisco solo a quello di via Roma a Salerno. Anche se, dal giorno in cui decisi di non ricandidarmi più nel 2011, non sono mai ritornato in quelle stanze, dove pure ho trascorso cinque anni importanti della mia vita, immagino, dalle cose che sento e che leggo, che è rimasto tutto immutato. Infatti, pur cambiando il sindaco e alcuni consiglieri comunali, le decisioni vengono assunte esclusivamente dal primo cittadino che fu eletto nel lontano dicembre 1993. Si pensi che a quell’epoca Berlusconi era ancora solo un imprenditore noto per la sua sfacciataggine, Prodi era ancora un manager e i pavimenti del Parlamento erano ancora calpestati dai Craxi, Cirino Pomicino, De Lorenzo, Di Donato, Sbardella e tanti altri, scomparsi proprio in quegli anni dall’orizzonte politico nazionale».

Tra ieri ed oggi, quali differenze politiche ed istituzionali?

«Ci avviciniamo quasi al trentennio per un sistema di potere che ha saputo essere colmo di doppiezza politica e ha saputo legare a sé, in modo clientelare, ceti popolari e quelli abbienti, fino ai preti e agli industriali. E’ riuscito a parlare alla pancia di ognuno di loro dicendo sistematicamente cose in antitesi tra esse: Salvini, Berlusconi e Renzi, con tutta la loro sfrontatezza, sono per me dei sempliciotti e dei pivelli nei confronti del nostro salernitano. Usando un eufemismo: un’informazione “sedata” in vari modi ha fatto il resto. Eppure se il sistema fosse stato diverso, meno oppressivo, oligarchico e autoreferenziale, più capace di avvicinare le menti più indipendenti e fertili e non solo quelle più fedeli e frustrate, e fosse stato, invece, maggiormente incline al vero benessere di Salerno e dei suoi abitanti e non solo ai capricci delle vecchie e nuove élite, compiacenti storicamente agli umori della politica di turno, si sarebbero potute fare tante cose buone per il nostro territorio».

Quali iniziative ha condiviso e quali no dell’amministrazione comunale?

«Nel corso degli anni ho svolto, insieme ad altri, tante battaglie, che, se avessero registrato una convergenza con l’amministrazione comunale e fossero state realizzate nelle loro ispirazioni, saremmo riusciti a cambiare Salerno alla radice e a modificare completamente la sua prospettiva sociale, di sviluppo economico e produttivo e, addirittura, il suo appannato senso di civiltà e di cultura. Ne cito solo alcune: la tutela dell’area industriale, lo spostamento della cittadella giudiziaria a valle della cinta urbana, una diversa organizzazione delle società miste, una maggiore legalità e trasparenza negli appalti, meno cemento e maggiore tutela delle suggestioni del suo paesaggio, un trasporto pubblico efficiente con corsie dedicate, una rete tramviaria a protezione anche delle necessità ambientali e l’aeroporto. Ci ritroviamo oggi con brutture incancellabili, con l’impedimento della mobilità urbana, pubblica e privata, con un’area industriale consegnata a poche famiglie dedite alla grande distribuzione commerciale e che versa nel degrado più totale, tanto da funzionare da respingente per qualsiasi seria iniziativa produttiva. La maggior parte delle opere pubbliche è stata infiltrata dalla camorra e non ce n’è una il cui cantiere non sia durato almeno dieci anni, nonostante le promesse, sistematiche e mirabolanti, di veri e propri miracoli europei quanto a rapidità di costruzione. Tuttavia, nonostante il monolite plurale appena descritto, sempre pronto ad immolarsi contro ogni proposta che promanasse dall’esterno della regia ristretta, abbiamo impedito che veri e propri faccendieri si insediassero nell’area industriale con progetti farlocchi (parco giochi); abbiamo limitato l’uso improprio del territorio e le costruzioni abusive nella parte alta di Salerno (finte case rurali); abbiamo impedito che imprenditori legati alla camorra portassero a termine opere come il palazzetto, il termovalorizzatore, piazza della libertà e la lungoirno; abbiamo fatto abbattere quel mostro sudicio del ristorante Concord. Se in quegli anni, con la mia attività di denuncia e di battaglia politica costante, avessimo avuto più attenzione dalla magistratura salernitana, ad oggi la pulizia etica e morale sarebbe stata evidente e avremmo evitato tanti scempi: il Crescent, le fonderie Pisano, il Puc, le opere portate a termine dalle famigerate famiglie dei Citarella e dei Marinelli, il crollo del trasporto pubblico locale e decine di milioni di euro spesi invano per una metropolitana senza alcun senso, grottesca e inutilizzata. Invece, ad oggi, nonostante le denunce, le tante ore di interrogatorio dinanzi alla polizia giudiziaria, non mi è dato sapere – e sarebbe un mio diritto – neppure se quelle indagini siano state archiviate».

A livello nazionale come si colloca? A livello regionale?

«Sono stato da sempre, e anche per tradizione famigliare, di sinistra e continuo a esserlo tuttora. Risulta molto difficile, ovviamente, trovare un riferimento credibile in quest’area politica. Io sono fortunato poiché nella mia vita ho incrociato la Cgil, per cui ho almeno, molto forte, un riferimento di carattere sociale, con tutti i suoi limiti ed errori. Alle ultime elezioni politiche e a quelle regionali ho votato per i cinque stelle, ma, allo stato, non mi sento di ripetere l’esperienza. Immagino che alle prossime europee darò un voto di testimonianza a ciò che a sinistra si è riuscito a mettere insieme. Il Pd non riesce ancora a darmi una seppur minima suggestione e chissà se mai ci riuscirà un giorno».

Si ricandiderebbe al Consiglio comunale di Salerno?

«Non rifarei l’esperienza di consigliere comunale, poiché quella del 2006 – 2011 è stata sì esaltante e intensa, ma anche foriera di cocenti umiliazioni. Vedersi collocato fisicamente nell’area del consiglio storicamente riservata al centrodestra, solo perché tutti quelli che avevano condiviso con me la lista alternativa a quella dell’attuale governatore decisero di salire sul carro del vincitore, e non registrare la difesa di nessuno di loro a tutela della mia coerenza, è stato un oltraggio politico che mi ha definitivamente allontanato dall’attività politica. Oltraggio ancor più grave sapendo che quella vittoria era da attribuire all’accordo con Nicola Cosentino, famigerato e colluso politico casertano».

Sente i suoi ex colleghi, con chi ha legato di più?

«Sono rimasto legato ad alcuni consiglieri e devo ammettere che, fuori dalla vista del sistema, questi riescono ad essere finanche affettuosi, riconoscenti e lusingatori nei miei confronti».

Da ex consigliere, quali sono i futuri progetti?

«I miei progetti? Invecchiare bene e lucidamente, senza mai smarrire il mio senso della coerenza. Proverò, inoltre, a dare di più a chi ho maggiormente trascurato nel corso del mio impegno politico e sociale: la mia famiglia, che, peraltro, da pochi mesi annovera anche dei tenerissimi e piccolissimi eredi».

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