Le torri del centro storico

di Michele Di Popolo

Dal periodo longobardo in poi la città è stata aggiornata nelle sue fortificazioni, con ampliamenti murari e torri difensive. Nel centro storico sono oggi ancora visibili alcune torri che hanno avuto ruoli diversi, ma che hanno contribuito a dare valore storico alla nostra città.

La Torre dei Ladri. La Torre dei Ladri si mostra in tutta la sua possanza tra i residui del muro di cinta occidentale, non si hanno molte notizie storicamente certe e le poche informazioni giunte a noi somigliano più a leggende che a fatti realmente accaduti. La torre nasce nel Rione Madonna delle Grazie alle pendici del Monte Bonadies. Si narra che, in epoca longobarda, ai merli di questa fortezza venissero appesi ed esposti i corpi dei ladri giustiziati quale monito verso chi commetteva reato. I corpi erano in seguito consegnati alla Scuola Medica per essere studiati. Da questa leggenda prenderebbe il nome di Torre dei Ladri. Ancora oggi, alcuni salernitani sono convinti dell’esistenza di un passaggio segreto che la collegherebbe al Castello Arechi, risalendo i pendii del Monte Bonadies. Un’ultima leggenda riguarda la convinzione che, a partire dal XIV secolo, la torre ed i suoi sotterranei erano usati dai ladroni per sfuggire all’arresto e nascondervi dei favolosi tesori.

La Torre di Guaiferio. La Torre denominata di Guaiferio è sita nel rione Municipio e prende il nome dall’omonimo principe longobardo che, nell’871, fece rinforzare le mura della città con la realizzazione di quattro nuove torri dislocate strategicamente per contrastare le continue scorrerie dei saraceni. Oggi la torre si presenta solo parzialmente agli occhi dei passanti poiché nel corso dei secoli è stata pian piano inglobata nelle nuove edificazioni. È però ben visibile l’accentuata curvatura della liscia e compatta muratura originaria a cui si è aggiunta una sopraelevazione relativamente recente, sempre circolare. Circa l’effettivo uso quale torre difensiva non vi sono opinioni concordi.

La Torre del Cetrangolo. Non sono molte le informazioni relative alla torre detta del Cetrangolo (dal nome del cetrangolo o arancio amaro, le cui erbe sono potenti digestivi oltre che antispasmodici, e di cui probabilmente sussisteva una coltivazione nell’area). L’edificio è posto nel punto in cui la nuova murazione longobarda intersecava le vecchie mura romane, nella zona cosiddetta Orto Magno. Oggi la torre, che nei secoli ha subito consistenti modifiche, si mostra solo parzialmente alla vista con un massicio corpo avanzato scandito da due imponenti archi affacciati sulla via dei Canapari. Anche in questo caso l’effettivo utilizzo quale torre difensiva non è unanimemente accettato nonostante l’impostazione architettonica sia riconducibile alla tipologia della torre.

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