Quella ostinazione per nulla salutare

di Alessandro Rizzo

Ho ascoltato con particolare curiosità le dichiarazioni degli ultimi giorni dell’ex ministro Calenda, candidato al parlamento europeo alle prossime elezioni di maggio e leader di “Siamo Europei”.

Calenda l’altro giorno si è scagliato contro Antonio Padellaro del Fatto Quotidiano accusandolo di provarci gusto, lui come pure altri giornalisti, a soffermarsi quotidianamente sulla felpa di Salvini , sulle sue fette biscottate alla Nutella e su quanto di più becero stia offrendo questo penoso spettacolo della politica italiana. Calenda ha anche detto quel che io dico da mesi, che dopo le europee lo scenario cambierà.

Salvini darà l’ultima prova di forza e i 5stelle ne usciranno talmente indeboliti da non riuscire a rialzarsi. L’ultimo segnale i grillini l’hanno avuto l’altro giorno a Taranto, dove alcuni militanti della prima ora, tra cui la ex portavoce, hanno contestato Di Maio assicurandogli che mai più essi daranno il proprio appoggio al movimento.

Eppure io non riesco ad abbandonare l’idea che nei 5 stelle ci sia qualcosa da salvare; qualcosa che di certo non vedo nella lega. Dall’altra parte c’è un PD che fatica a risollevarsi. Nonostante Zingaretti e la sua percentuale rassicurante, il PD ancora non c’è. Sicché ho messo insieme i pezzetti e ho provato a guardare il mosaico facendo tre passi indietro, a più ampio raggio, con migliore prospettiva. E ho notato che al PD e a Zingaretti si contesta un dato che è indubbio nella sua stessa esistenza: manca quel segnale netto di discontinuità che la gente si aspettava dopo Renzi, a torto o a ragione poco conta.

Così anche se Calenda cambia pelle, fonda un gruppo, va in tv e dice cose interessanti, anche in quel caso  non risulta credibile solo perché ha governato con Renzi. Così ho iniziato ad interrogarmi su cosa avrei fatto io, se fossi stato leader dei 5stelle, per salvare il movimento, non lasciarmi fagocitare dalla lega e soprattutto salvare il Paese. E mi sono dato una risposta.

Io sarei tornato a cercare un accordo con il PD e con gli ex del PD. Avrei ribaltato in capo a loro il peso della responsabilità. Avrei detto ad alcuni di loro, pescando soprattutto tra gli esponenti più disillusi, che il bene della Nazione viene prima delle questioni di principio. Avrei detto che, prima che la lega sopravanzi tutti, occorre un atto di responsabilità, un nuovo accordo di governo, un nuovo patto per la fiducia, politiche condivise e una nuova direzione da prendere, senza scaramucce e litigi da bambini.

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