C’era una volta l’ideologia

di Alessandro Rizzo

Erano i tempi della prima repubblica, quando i politici perseguivano forse anche un interesse personale, ma quell’interesse personale coincideva, il più delle volte, con il benessere di un territorio, con l’incremento della produttività e con il consolidamento della propria posizione politica in un contesto elettorale.

A quei tempi esistevano due regole non scritte della politica ma entrambe indefettibili. La prima, proprio il consolidamento lo si radicava all’interno di un partito senza mai tradire l’ideologia sposata. La seconda, che qualsiasi tornaconto personale, in senso lato, dell’uomo della politica poteva esistere in ragione di una percentuale rispetto all’interesse di un’intera collettività.

Il più consistente vantaggio che il politico poteva portare a casa altro non era che il proprio potere accresciuto di volta in volta sulla base di un rapporto quasi di immedesimazione tra il rappresentante e i rappresentati; una sorta di acclamazione destinata a tradursi talvolta in soggezione, che costituiva la vera ricchezza dell’esponente politico.

Quanta tristezza c’è oggi nel vedere che l’ideologia non esiste più, che ciascuno è pronto a cambiare casacca rinnegando il proprio credo politico pur di conquistare esclusivamente una poltroncina sulla quale garantirsi un vitalizio o un’indennità.

È questo il saporite, per meglio dire l’amaro in bocca, che lascia a noi cittadini la politica attuale. È in questo contesto di crollo verticale dei valori che attecchisce il populismo. Sicché oggi vediamo comizi in cui la scorta di un ministro sequestra un telefonino a una ragazza e quattro sparuti applaudono un signore, una volta comunista e a favore della liberalizzazione delle droghe leggere e oggi “serrature” di porti, ad imitare Mussolini e a invocare legalità, dimentico – ahinoi – di 49 milioni di euro spariti chissà dove.

Ed è in questa confusione che Salvini presenta la candidatura di Tommasetti, comprensibile in una logica personalistica solo perché al tramonto della carriera di Rettore, mentre Sica afferma di essersi fatto da parte perché uomo di partito. 

Quale partito? Io negli ultimi 15 anni me lo ricordo vestito con qualsiasi casacca di qualsiasi partito che abbia avuto un ruolo di governo territoriale o centrale.

Tutto ciò mentre i 5 stelle locali raggiungono vette inesplorate della teoria del complotto: Salvini, a loro dire, avrebbe un accordo con De Luca.

Non ho più alcun dubbio: l’Italia sta vivendo il periodo più buio della politica dal dopoguerra a oggi.a

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