Nicola, quindici anni da consigliere

di Marta Naddei

Quindici anni da consigliere comunale, poi una lunga parentesi da segretario provinciale del Partito democratico della provincia di Salerno. Oggi, Nicola Landolfi è presidente regionale di quello stesso partito guidato a livello provinciale prima dell’attuale segretario Vincenzo Luciano. Un’esperienza lunga, quella di Landolfi, tra i banchi del Consiglio di Palazzo Guerra, durante i sindacati di Vincenzo De Luca e Mario De Biase, duranti i quali sono state assunte decisioni che, in un modo o nell’altro, hanno segnato il destino della città di Salerno.

Da ex consigliere comunale come guarda il Palazzo oggi?

«Sono stato consigliere comunale di un’altra fase (1997-2011). È passata quasi un’era glaciale. Molte cose sono cambiate, come era giusto e come era naturale che fosse. Noi siamo stati, sicuramente, più fortunati, perché siamo stati protagonisti del periodo nel quale Salerno è cambiata di più ed è diventata una bella città. Prima della metà degli anni ‘90 era una città qualsiasi e trascurata».

Quali iniziative ha condiviso e quali no dell’amministrazione comunale?

«Ho condiviso gran parte delle cose che abbiamo fatto. A un certo punto mi sarei concentrato solo sulle manutenzioni. Le opere del periodo 1995-2000 sono state irripetibili e, mantenerle, sarebbe stato uno sforzo necessario e motivato».

A livello nazionale come si colloca? A livello regionale?

«Sono iscritto al Pd e ne sono dirigente regionale e provinciale».

Si ricandiderebbe al Consiglio comunale di Salerno?

«Considero l’esperienza di consigliere definitivamente conclusa e non ripetibile. È stata bella, epica, disinteressata. Se guardo le foto di come era Salerno e di come è adesso, un po’ sono orgoglioso di aver fatto parte di un Consiglio che ha cambiato la città così tanto».

Sente i suoi ex colleghi, con chi ha legato di più?

«Ho legato con tutti gli ex consiglieri, anche tanti di minoranza. Ricordo con affetto particolare Giannicola Bonadies, ma anche Ferdinando Sorrentino, Salvatore Tesone, Claudio Milite, Tonino Pastore, Mario De Gennaro e tutti quelli che non ci sono più. Sento ancora Siano, Amodio, Avagliano, Criscuolo, Della Valle, Amoroso, ecc. Ho fatto il capogruppo per 8 dei 15 di consiglio; certi rapporti non finiscono».

Da ex consigliere quali sono i futuri progetti?

«Progetti? Sarebbe bello che Salerno fosse sempre di più legata al nome di Alfonso Gatto, la cui produzione artistica e intellettuale, è una delle migliori della storia contemporanea. Belli i murales, belle le idee e le iniziative, ma sarebbe il caso di istituire qualcosa di più forte e permanente per l’unica personalità veramente europea che Salerno ha espresso».

C’è qualche aneddoto che ricorda con piacere?

«Aneddoti tanti. Sono stato in Consiglio con gente di spessore. Ricordo le battute con Erberto Manzo e, soprattutto, il gioco di squadra, il collettivo, lo stare nei quartieri. Quelli che sono arrivati dopo di noi, hanno trovato proprio una bella città, ma il consigliere si fa camminando, non nel Palazzo».

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