Vittime di una terra debole e martoriata

di Andrea Pellegrino

La lezione di Sarno sarà servita a qualcosa? La domanda ricorre ogni 5 maggio, anniversario della maledetta alluvione che colpi alcune zone dell’Agro nocerino sarnese. La risposta è quasi sempre identica: manca ancora la prevenzione. Ed infatti è proprio così. Da Sarno ad oggi gli eventi drammatici non sono mancati. Per citarne uno, quello di Atrani che costò la vita alla giovane Francesca, travolta dalla furia del Dragone. Ma ci sono altri piccoli episodi che hanno messo a nudo la fragilità del nostro territorio sempre più sventrato e maltrattato.

Le ultime notizie descrivono una indagine della Procura di Salerno sulla deviazione del torrente Fusandola. Proprio quel corso d’acqua che provocò morte e distruzione durante l’alluvione del ’54. Le accuse per i dodici indagati sono pensati e la relazione del Ctu parla di rischio esondazioni. Tra l’altro si è deviato un torrente, in zona Santa Teresa, a Salerno, per far spazio ad un’opera pubblica (piazza della Libertà) e ad un condomino privato (il Crescent). Ma poco distante c’è il cantiere di Porta Ovest, un tunnel che deve collegare la zona portuale con le autostrade. Anche in questo caso la fragilità del territorio si è mostrata più volte, al punto che il cantiere è stato sospeso più volte. Si ricorderanno le due frane che spezzarono in due i collegamenti tra Vietri sul Mare a Salerno, o le lesioni denunciate dalla Società autostrade o quelle dei residenti di Canalone.

Ma l’elenco è lunghissimo e riguarda tutta la provincia di Salerno, a partire dalla delicata Costiera Amalfitana, dove gli smottamenti sono all’ordine del giorno in più tratte ed in alcuni casi sono stati anche drammatici. Basti ricordare la frana che colpì il ristorante Zaccaria uccidendo lo chef. L’allarme dei geologici non è mancato anche lo scorso 5 maggio, a 21 anni dall’alluvione di Sarno. Ed è sempre lo stesso: gran parte del territorio a rischio, troppi abusi e soprattutto poca prevenzione e pochi controlli. D’altronde la manutenzione costa parecchio ed è poco produttiva sotto il profilo elettorale per le amministrazioni pubbliche. 

In Campania, ad esempio, non sono stati ancora attivati i presidi idrogeologici formati da coppie di professionisti composte da un geologo ed un ingegnere presso ogni comune o associazione di comuni. Lorenzo Benedetto, consigliere del Consiglio Nazionale dei Geologi, traccia una drammatica mappa, secondo gli ultimi dati del Ministero dell’Ambiente: “solo nel 2018, frane e alluvioni hanno causato 38 morti e nel periodo che va dal 2000-2018 hanno perso la vita in totale 438 persone. Questi dati sono preoccupanti, perché dopo 21 anni dagli eventi alluvionali di Sarno e Quindici, significa che non abbiamo ancora imparato la lezione. Non si può continuare a perdere la vita per il verificarsi di fenomeni naturali”.

L’Ispra, in pratica, vede circa il 91% dei comuni italiani a rischio e quasi 7,5 milioni di persone che vivono in territori a rischio elevato e molto elevato per frane e alluvioni.  Una preoccupazione lanciata anche dal geologo salernitano Alberto Alfinito che negli ultimi anni ha seguito il caso Crescent e piazza della Libertà, insieme agli altri componenti del Comitato No Crescent: “Negli enti locali si preferisce assumere un geometra in più e non un geologo – dice Alfinito – di lezioni come quella del ’54 o di Sarno ne abbiamo avute parecchie ma ancora siamo lontani dalla cultura della prevenzione”.

Un quadro preoccupante che al di là delle cicliche commemorazioni non ha portato nessun sviluppo. E in questa circostanza non basterebbe neppure la tragica frase: “Dobbiamo attendere che ci scappi il morto?”, perché purtroppo di morti ne sono scappati già a centinaia.  

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