Il museo archeologico e la testa di Apollo

di Michele Di Popolo

La costruzione del Complesso di San Benedetto risale tra il VII ed il IX secolo in epoca longobarda. Era a ridosso delle mura orientali del sistema difensivo voluto da Arechi II. Nel 930 il monastero assunse il rango di abbazia: tra le sue mura ospitò importanti figure storiche, come l’abate Desiderio, futuro papa Vittore III e Gregorio VII. Il monastero fu retto negli anni da diversi ordini monastici e fu soppresso nel 1807, a seguito delle leggi napoleoniche.

L’abbazia divenne distretto militare, mentre la chiesa fu trasformata nel Real Teatro. La chiesa fu restituita alla Curia solo un secolo dopo. Attualmente vi sono conservati diversi parti del quadriportico romanico e del loggiato rinascimentale del “Castelnuovo Reale”, appartenente al palazzo della regina Margherita di Durazzo.

È proprio in questo sito che sorge il museo archeologico provinciale di Salerno. La struttura conserva reperti dall’età preistorica all’età tardoantica provenienti dalla città e dei maggiori siti archeologici della provincia, recuperati negli anni grazie a esplorazioni archeologiche, rinvenimenti fortuiti e donazioni di privati. Il museo fu costituito nel 1927 e dopo la guerra fu spostato nel palazzo della Provincia dove rimase fino al 1964, quando fu definitivamente trasferito nel complesso di San Benedetto.

La sistemazione finale delle straordinarie testimonianze archeologiche del territorio provinciale all’interno di questo complesso monumentale, ha rappresentato anche l’occasione di valorizzare e restituire alla città i resti architettonici di uno dei più antichi ed importanti edifici storici della città, rimessi in luce dopo una grande operazione di restauro, realizzata sotto la guida dell’architetto Ezio De Felice.

Che cosa vedere. Il percorso inizia all’aperto, con uni spazio riservato a reperti lapidei di epoca romana. All’interno, invece, l’esposizione si struttura su due piani.

Al piano terra è allestita la sezione che raccoglie i più importanti reperti provenienti da tutto il territorio provinciale di Salerno, dalla preistoria all’epoca romana. Il primo piano è invece quasi interamente dedicato al sito etrusco-campano sannita di Fratte.

È su questo piano che è possibile ammirare il reperto più importante e suggestivo dell’intera struttura, la testa di Apollo. Si tratta di una scultura in bronzo, realizzata nel I secolo a.C e rinvenuta nel Golfo di Salerno il 2 dicembre 1930 da un gruppo di pescatori. Misura 51 cm, ciò significa che il corpo doveva essere alto più di 2 metri. Parliamo quindi di un’opera imponente sia nella sua struttura sia nel suo valore storico.

Durante uno dei suoi viaggi nel Mezzogiorno, il poeta Ungaretti scrisse: “L’ho veduta al museo di Salerno, sarà prassitelica o ellenistica, poco importa, ma questo volto, che per più di duemila anni fu lavorato dal mare nel suo fondo, ha nella sua patina tutti i colori che oggi abbiamo visto, ha conchigliette negli orecchi e nelle narici: ha nel suo sorriso indulgente e fremente, non so quale canto di giovinezza risuscitata”. La “testa” ha fatto parte dell’esposizione “Monumental bronzes of the hellenistic world”, una mostra che propose i bronzi più rappresentativi dell’età d’oro della scultura greca. Nel 2015 venne esposta al palazzo Strozzi di Firenze, al J. Paul Getty Museum di Los Angeles e al National Gallery of Art a Washington.

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