Gli occhi verdi di Jimmy

di Vincenzo Benvenuto

Anche stanotte avrà dormito non più di quattro ore. È che a 84 anni suonati il rumore del masso che scivola senza ritegno verso valle, si fa sempre più insopportabile. Già, proprio come la pietra di Sisifo: per i primi 45-50 anni, la fatica di condurre la roccia verso la vetta dei progetti e delle aspirazioni, è assorbente.

Dopo questa età, quando ormai la cima è raggiunta e non resta altro da fare che attenderne la caduta, il precipitare inesorabile del masso è uno stillicidio; e lo è ancora di più perché, a differenza del mito di Sisifo, stavolta Romano Carletti sa benissimo che quella pietra non rivedrà, non dico la vetta, ma neanche una sia pur minima quota. Finito, chiuso. Senza sapere cosa ci sia a valle, oltre quella nebbia rarefatta di umidità. Si accende la sigaretta mattutina: «E anche oggi, vacanza per Jimmy.» Nonostante la scuola sia iniziata da venti giorni, Jimmy, il bambino macedone affetto da cecità, sta ancora stravaccato sotto il suo balcone. Romano si è informato in paese. Don Nicola gli ha detto che il piccolo macedone non può salire sullo scuolabus perché a bordo non è disponibile il servizio di accompagnamento dei minori disabili.

«E i genitori, non possono accompagnarlo a scuola?» Niente da fare: il papà è un taglialegna che lavora tutti i giorni nel bosco. La mamma, non ha la patente. Romano Carletti tira giù un bestemmione e si accende un’altra sigaretta. All’improvviso capisce che c’è un modo per rallentare quella fottutissima discesa della pietra.

Si avvicina a Jimmy. Lo accarezza un po’ impacciato per l’essersi disabituato a quel gesto (l’ultima carezza, l’ha appioppata sul capo del cane Lupetto ormai cinque anni fa). Lo guarda negli occhi. Gli occhi di Jimmy, adesso lo sa, pur apparentemente assenti, sono di un verde incantevole. Gli dice di attendere lì. Si reca nel garage e riporta in vita dalle secche della memoria la sua 112 Abarth. Da Consuma a Pelago. Tutti i giorni di scuola. 30 km all’andata e 30 al ritorno.

All’uscita, alle 16,30, altri sessanta km, sempre tra curve e tornanti. Romano Carletti ha smesso di fumare. Aspetta il suo “nipotino” macedone che sale in macchina. Lo guarda e sorride con una vitalità eterna. “Fanculo Sisifo e il sasso!”.

P.s. È una storia vera, sia pure con qualche licenza poetica.

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