Ciro Ferrara, il recordman di presenze in granata

di Matteo Maiorano

Un’intera carriera spesa tra Vestuti e Arechi, calcando l’erbetta con la maglia della Salernitana in ben 269 occasioni. Ciro Ferrara è il recordman assoluto di presenze con il cavalluccio sul petto e ha vissuto un rapporto viscerale con la piazza. Due promozioni, una in B e l’altra in A, maturate in otto anni a Salerno. E adesso un’altra, da vice-allenatore della Juve-Stabia, in quella cadetteria che la Salernitana, tra le aule di tribunali, proverà a mantenere con tutte le forze.

La Salernitana ha concluso il campionato al di sotto delle aspettative…

«Conosco bene le vicissitudini che ruotano intorno al pianeta cadetto. Sarebbe davvero un dramma sportivo se la Salernitana retrocedesse nell’anno del centenario. Adesso le partite si stanno giocando tra tribunali e corti d’appello: le regole, a prescindere da come andrà a finire questa vicenda, vanno rispettate, sia prima che dopo il regolare svolgimento del campionato. Non bisogna mai cambiare i regolamenti in corso d’opera».

Lei è bandiera vera della Salernitana e di un calcio che forse non esisterà più…

«I calciatori non hanno il tempo di legare con la piazza. Con l’addio di De Rossi va via un altro pezzo grosso del calcio nostrano: il mercato non permette agli atleti di stringere rapporti con i tifosi. Dispiace, ma il mondo del pallone ha ormai preso questa strada: è più facile andar via che provare a ricucire, o eventualmente costruire, con i tifosi. Senza contare il fattore denaro, che purtroppo fa la sua parte».

Da vice-allenatore della Juve Stabia ha appena ottenuto una sorprendente promozione…

«Abbiamo costruito il risultato nell’arco di due stagioni. Siamo ripartiti quest’anno con un programma che andava semplicemente ristrutturato e non rivoluzionato, con tanti giovani che hanno dimostrato di meritare la fiducia della proprietà e sono pronti a sorprendere anche nel campionato cadetto. La scorsa stagione abbiamo centrato i play-off e abbiamo capito che le nostre lacune erano di tipo caratteriale: i nuovi innesti hanno risvegliato lo spogliatoio, hanno dato un’identità al gruppo. Non eravamo la squadra accreditata per la vittoria finale. Sarà un piacere vedere un’altra grande piazza come quella gialloblu in B piuttosto che piccoli centri come Cittadella: Juve Stabia, Trapani, Catania e Salernitana sono le squadre che fanno bene al mondo del calcio e dovrebbero militare ininterrottamente in seconda serie».

Qual è stato l’allenatore con cui Ciro Ferrara ha legato maggiormente nel suo lungo trascorso in maglia granata?

«Ho appreso tantissimo da tutti gli allenatori che ho incontrato nel mio percorso. Mario Russo, il mio primo preparatore, è colui che mi ha indirizzato nel mondo del pallone. Delio Rossi è forse il tecnico con cui, non solo io ma anche gli altri componenti dello spogliatoio, ho creato maggior empatia. Poi i vari Giuliano Sonzogni, Giovanni Simonelli: tutti tecnici capaci e preparatissimi».

Lei che lo ha conosciuto: Rossi è davvero una persona schiva come sembra?

«All’apparenza è così, ma posso assicurare che ha un gran carattere, che troppo spesso mette da parte per una causa superiore alla sua individualità».

Che clima regnava nello spogliatoio granata in quegli anni?

«Da quando sono approdato a Salerno nel 1986 c’è stato un crescendo di emozioni, adrenalina, compattezza. Io che l’ho vissute entrambe, assicuro che non vi è paragone tra la promozione in B e quella in massima serie. Al Vestuti i calciatori, la società, i tifosi erano una cosa sola. Il traguardo raggiunto all’ultima giornata contro il Taranto rese tutto ancor più memorabile. Nel ’99 invece, forse avendo maturato l’obiettivo con largo anticipo, gli animi erano più temperati, figli anche del grande rispetto in memoria delle vittime dell’alluvione».

Cosa consiglia alla società, a prescindere dal campionato cui prenderà parte?

«Più che alla società, che non scende in campo, rivolgo un appello ai calciatori. Salerno non è Cittadella: chi gioca all’Arechi deve dare il 110%, altrimenti può andarsene da altre parti. E’ necessario avere gli attributi, le critiche piovute nei confronti dei calciatori da parte dei tifosi sono giuste».

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