Basta, me ne vado!

di Alessandro Rizzo

Ho ascoltato con attenzione le parole del Presidente Conte. Devo dire, una persona a modo, perbene, che in questi giorni però sta lasciando trasparire tutto il suo disagio in un ruolo che forse non avrebbe neppure voluto. Men che meno se avesse saputo da subito che avrebbe poi dovuto barcamenarsi in un groviglio di improvvisati misti a vecchie volpi.

Un sentimento molto combattuto il mio. Un misto di rabbia e tenerezza. Rabbia, perché l’Italia merita di meglio. Tenerezza, perché, poverino, il premier ha cercato l’atteggiamento giusto da assumere, come un maestrino elementare alle prime armi che non riesce a domare lo scapestrato della classe. Così, in una manciata di minuti di discorso, ha implorato, poi fatto la voce grossa, ha invocato il senso di responsabilità dei vicepremier e poi ha minacciato. Il tutto ricambiato dalla soddisfatta imperturbabilità del discolo oggetto dei suoi messaggi e dei suoi metamessaggi. Arrivare poi a minacciare di lasciare, nel caso non si ricomponga la maggioranza, è stato un vero e proprio assist agli alleati-avversari.

Rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica forse potrebbe essere la soluzione. Conte è una persona pulita e inizialmente non posso negare di aver provato piacere che il governo fosse affidato ad un uomo trasparente. Adesso però ritengo che le qualità della politica stiano diventando sempre più necessarie per dirigere l’esecutivo. Non serve un tecnico, men che meno un accademico. Ora serve uno in grado di far terrore agli alleati e di recuperare il terreno perduto; e tutto guadagnato dalla lega, ça va sans dire.

Dal discorso di lunedì ne esce ancor più sconfitto il Movimento, dopo la batosta delle europee, perché davvero appare inaccettabile la figura che Conte ha fatto e che ha fatto fare ai suoi due vice. Come un genitore debole che cerca di mediare le continue scaramucce tra i due figlioletti indisciplinati. La verità è che le due anime sono troppo diverse, troppo disomogenee. Non andranno mai d’accordo. E non mi scandalizza l’incoerenza del Movimento, che solo due anni fa definiva la lega peggio di Forza Italia e oggi ci governa insieme. Questo opportunismo si è già visto in politica. Mi spaventa il fatto che le peggiori cose che il Movimento diceva, le pensava davvero, ma le pensa tuttora. Eppure ormai rimane vittima di se stesso, pensando che sia tardi per fare un passo indietro. Ormai i 5stelle sanno che la testa nella ghigliottina l’hanno messa da soli e sanno di aver consegnato la corda nelle mani di Salvini. Quel che ancora non sanno è che quella testa possono ancora toglierla.

Al Movimento non resta che giocare in difesa, recuperando innanzi tutto lucidità. E, a tal riguardo, già stona che per un richiamo all’ordine così chiaro e aperto Conte abbia scelto le telecamere. Mancanza di lucidità e di capacità politica, ma anche prova di fragilità. Di tutto il discorso fatto, per certi aspetti condivisibile, almeno nei contenuti, ma viziato nella forma, ci sono due punti che, però, mi sono piaciuti.

La parte che mi ha rassicurato di più è stata quella in cui Conte ha confermato la sua stima verso Mattarella. Non entro nel merito, ma mi è parsa una “bussata” al Presidente della Repubblica. La lega infatti ha preso il volo alle europee ma in Parlamento le maggioranze rimangono solide, al netto di qualche ventilata defezione di cui non si ha conferma o di qualche mal di pancia che rimane tale e non scalfisce la compattezza del Movimento: mi riferisco ai “rumors” sulle dimissioni del salernitano Tofalo per incomprensioni con il capo del suo dicastero. Il Movimento dopo il 4 marzo 2018 interrogò il Pd sulla possibilità di formare un governo e ne ricevette un coerente rifiuto. Oggi tuttavia lo scenario è cambiato; i renziani si sono in parte dispersi; il Pd ha un nuovo segretario; l’Italia ha esigenze improcrastinabili e per la formazione di un nuovo esecutivo, tuttora affidato alla principale forza parlamentare, non guasterebbe una spallata di Mattarella, uomo di grande influenza verso i democratici.

Il secondo elemento apprezzabile è che la conferma da parte del premier delle insanabili divergenze tra le due parti politiche ribadisce -qualora ce ne fosse bisogno- che l’incompatibilità tanto sventolata due anni fa esiste ancora tutt’oggi. Conferma che nessuno dei due partiti è cambiato, se non nei numeri. Ebbene, se ve ne siete resi conto -dico io- allora troncate, costi quel che costi. Fermate questa infezione virale che vi sta divorando dall’interno e recuperate la capacità di andare al governo a fare quel che siete stati chiamati -e mandati- a fare.

Francamente abbiamo assistito ad una pagina insolita della politica italiana. Insolita, come insoliti sono d’altronde i nostri governanti. Possiamo solo auspicare che si fissino obiettivi seri di governo e che il Movimento, rivendicando il suo ruolo anti-establishment, cerchi nuovi assetti salvando se stesso e, innanzi tutto, l’Italia.

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