Il presidente di seggio

di Vincenzo Benvenuto

Eppure stava andando tutto così bene! Ti nominano a un tiro di schioppo da casa, i quattro scrutatori assegnati alla sezione nr. XXX si sono fin da subito rivelati all’altezza, il segretario è apparso particolarmente ispirato nella compilazione dei verbali, la nonna ha rinunciato alla messa domenicale e a Barbara D’Urso pur di foraggiarti di caffè e prelibatezze varie.

Certo, c’è stata la grana del «seggio volante» in una comunità terapeutica, l’affluenza considerevole dei mille e passa elettori, il fastidio di apparire gentile anche verso chi avevi già deciso di relegare nel «non ti sputo sennò ti profumo», la contrarietà di consegnare la scheda pure a chi sapevi che, al momento di piazzarvi la sua bella croce, si sarebbe fatto guidare da «la fiamma arde ancora!».

In ogni caso, poca roba, almeno rispetto alle insidie che sempre si annidano, pronte a sgattaiolare fuori come i telefonini al seggio, nella carica del presidente. Soddisfatto e rinfrancato da quella pace interiore che solo può attribuire la corrispondenza dei numeri, mi accingo a «leggere» le schede elettorali che il solerte scrutatore mi passa. Purtroppo, incomincio ben presto a non aver bisogno più del manifesto elettorale.

I numeri da ricordare, infatti, sono quasi esclusivamente il 7 della Lega e l’11 del Movimento 5 Stelle, con qualche puntatina nel 3 del Pd e nel 13 di Fratelli d’Italia. Fino a questo momento, maschero bene la mia delusione. D’altronde, il presidente di seggio, come la moglie di Cesare, non solo dev’essere super partes, ma deve anche apparirlo. Finché… Manca solo un’altra scheda da spogliare.

Ormai, la mia «La Sinistra» resterà ferma a 9 miseri voti. Le mie fonti «informatiche» mi fanno capire che, per l’ennesima volta, la soglia del 4% è a una distanza abissale da noi. Ma io sono il presidente e non devo tradire emozioni. Non l’ho fatto nemmeno quando è uscito l’unico voto per Casa Pound. Con una stretta in gola, me la sono cavata pronunciando il nome della lista e facendo riferimento unicamente alla scritta «Destre unite» provvidenzialmente iscritta nel simbolo. Ma, si sa, il veleno si annida nella coda. Lo scrutatore dispiega l’ultima scheda e mi guarda interdetto.

Avvicino gli occhi stanchi a quella scritta quasi incomprensibile. I pochi rappresentanti di lista ancora presenti, oltre alle forze dell’ordine, attendono la proclamazione di quell’ultimo voto. «Scheda Nulla». Nessuno fiata tranne un rappresentante dei 5 Stelle che è troppo lontano per leggere il motivo di quella nullità. «Preside’, ma che c’è scritto?» «Ehm…» Nonostante si siano fatte le tre del mattino, la stanchezza improvvisamente abbandona tutti i rappresentanti di lista. «E allora?» chiedono spazientiti dalla mia reticenza. «C’è scritto…: “Il Presidente di Seggio è comunista”». Eppure stava andando tutto così bene!

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