«Salerno ha bisogno dell’assessorato al turismo»

di Matteo Maiorano

La città è sola. Scaricata da tutti, senza alcun interesse verso punti storici, nessun sguardo sicuro sul futuro, poca voglia di investire nelle strutture del capoluogo. Difficile trovare il bandolo di una matassa che, di anno in anno, vede fiorire al suo interno nuove attività di grandi marchi e morire il prodotto locale, lasciato ai margini e senza scudo. Per non parlare della stagione turistica: il maltempo del mese di maggio sembra protrarsi anche in queste anonime giornate di giugno.

A discapito delle tante attività ricettive della provincia, che così vedono ridurre il proprio lavoro: dalla Costiera Amalfitana a quella cilentana, passando appunto per la città. Assenti progetti strategici che convoglino sui tanti luoghi storici della città, chiusi o fruibili ad orari cervellotici che non tengono in considerazione le esigenze dei turisti che, una volta arrivati in stazione, non sanno più da che parte andare.

Una prima soluzione sembra essere rappresentata dallo scalo di Pontecagnano: il Costa d’Amalfi potrebbe garantire, oltre ad un cospicuo numero di visitatori, anche una certa velocità di veicolo delle merci, che da anni non viaggiano più via ferro. Il responsabile confederale della Cisal Salerno Giovanni Giudice, a tutto tondo, svela le dinamiche che ruotano intorno ai tanti grattacapi cui i vari organi devono dare una soluzione in tempi stretti.

L‘aeroporto Salerno-Costa d’Amalfi sembra finalmente pronto per il decollo…

«Sono tanti anni che si parla della questione. Lo scalo è un’occasione unica per l’intero sud Italia, coinvolgendo inevitabilmente il territorio lucano e alto calabro. Il parcheggio è inoltre gratuito, mentre a Napoli il costo per la sosta è di 5 euro. E’ tutto pronto, aspettiamo. La merce che riguarda il comparto agricolo, invece di dirottarla al porto con tempi differenti, potrebbe viaggiare rapidamente via aerea. Le ferrovie dello stato sono anni che hanno alzato bandiera bianca sui trasporti. Siamo l’unico stato che sfrutta i mezzi via ferro solo per viaggiare. Se da Salerno i prodotti vengono inviati a Milano il risparmio è notevole, ma i trasportatori pagherebbero un prezzo altissimo sotto il profilo occupazionale. Significa che questi dovranno essere convertiti a nuova professione. Ripeto: il risparmio in termini economici, ambientali e anche sotto il profilo sicurezza sarebbero notevoli».

La stagione turistica parte in ritardo causa maltempo: quali le ricadute in termini economici?

«In genere il turismo decolla in città e provincia in corrispondenza delle festività pasquali. Il ritardo è notevole, parliamo di due mesi. Il danno è enorme: se non si va al recupero dopo è un dramma. Solo la Costiera Amalfitana tra ristoranti, attività commerciali, strutture ricettive tiene in piedi 5000 dipendenti. Per non parlare dell’area cilentana, dove la stagione turistica dura meno. Ma il problema è che non è proprio partita quest’anno. L’economia della provincia converge su tre linee: turismo, oro rosso e bianco. Detto del primo, le aziende che lavorano il pomodoro sono attive 45 giorni l’anno. Il caseario invece 365 giorni l’anno, ma il picco è inevitabilmente rappresentato dal flusso turistico. Le tre cose viaggiano di pari passo».

Come migliorare il circuito turistico?

«Anzitutto garantendo la fruibilità delle aree storico-artistiche della città. I musei e le strutture dove vive la nostra storia ad agosto sono morte. Il turista che arriva in città, dove va? Non è possibile fare una turnazione? Fortunatamente Luci d’Artista ha garantito un certo appeal alla città, con l’approdo di navi che trasportano migliaia di passeggeri. Ma questi, d’agosto, una volta giunti a Salerno, non hanno una meta. In occasione dell’Universiade iniziamo a pensare a navette che colleghino zone strategiche della città: gli studenti vorranno anche visitare la città, mettiamoli in condizione di farlo. Vorrei inoltre conoscere il destino di Forte La Carnale. La diocesi ha ceduto ad un prezzo simbolico la struttura all’azienda autonoma del mezzogiorno e del turismo. Furono fatte manifestazioni culturali di grande respiro, l’area divenne un punto di riferimento. D’estate venivano organizzati grandi eventi, ora la cittadinanza non può più accedervi. Perché non istituire un assessorato al turismo? Ritengo sia l’unico punto di partenza a tal proposito».

Capitolo sviluppo: in città chiudono di anno in anno attività locali: artigiani del territorio che purtroppo faticano a tenere il passo dei grandi marchi…

«Occorre una precisazione: purtroppo le multinazionali non garantiscono in ogni caso occupazione. Sono emblematici i casi recenti di grandi aziende che purtroppo chiudono, lasciando per strada tante famiglie. Con la globalizzazione la strada è questa, a meno che lo Stato non riduca le tasse sulle attività o, per i primi anni, sulle nuove aperture. Il costo del lavoro va ridotto del 30%. Un lavoratore oggi costa ad un’azienda il 50% in più rispetto allo stipendio che deve garantire. L’apprendistato, oltre allo sgravio fiscale, costa il 30% in meno rispetto ad un lavoratore semplice. E’ un’opzione che va sfruttata. A Salerno si lavora anche per 15 ore settimanali, la strada intrapresa è drammatica. Facciamo come il gatto che si morde la coda: non pago le tasse perché non ho entrate. Lo Stato deve fare una mossa per muovere la macchina: il gettito fiscale va adeguato alle esigenze di lavoro. Meno tasse garantiscono investimenti maggiori».

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