Italexit

di Alessandro Rizzo

Livorno va al centrosinistra, ma con i voti dei 5stelle. Campobasso va ai 5stelle ma con i voti del centrosinistra. Ferrara, storica roccaforte rossa, va al leghista Fabbri che vince con l’appoggio dell’intero centrodestra. L’Italia sta viaggiando a testa in giù.

Eppure un segnale c’è ed è abbastanza chiaro. Il Movimento almeno nei territori è autore di politiche di sinistra, i cui elettori, orfani di una smarrita ideologia, stanno vedendo nei grillini qualcosa che non saprebbero dov’altro cercare. Anzi, i segnali sono due. Il secondo è che la lega, vuoi o non vuoi, nei territori ha maggiore assonanza con Fratelli d’Italia che non col Movimento.

Ma questo scenario, fatto di una politica vera, vicina alla gente, cozza e non poco con l’assetto nazionale ed ancor più con quello europeo. Il faccia a faccia tra Conte e i due vicepremier ha dato il risultato immaginato: nessuno si azzarda a creare la frattura; nessun ultimatum. Tutti consapevoli, insomma, che gli assetti creatisi in Parlamento il 4 marzo 2018 sono lì, solidi. Il Movimento ha ancora tanto da dire e, chissà, potrebbe ancora avere un rigurgito di dignità ed ostacolare la sopraffazione leghista. In fondo, spenti i riflettori sulla testa di Salvini, dove volete che vada a parlare di castrazione chimica, a far sequestrare cellulari agli adolescenti e striscioni ad eroi mascherati?

Insomma, nessuno, durante l’incontro, ha alzato il tiro perché evidentemente nessuno se la sente di mettere sul tavolo tutte le proprie fiches. Tutti sanno della condizione drammatica in cui si trova l’Italia. L’UE potrebbe aprire una procedura di infrazione e la cosa spaventa tutti. A dispetto di chi per demagogia si dichiara antieuropeista, di chi invoca la sovranità nazionale, tutti sappiamo che senza le misure comunitarie non saremmo più in grado di creare infrastrutture né di incentivare l’agricoltura e il turismo. E tutti sappiamo bene che l’Italia non sarebbe in grado di sostenere un rientro straordinario delle risorse comunitarie ricevute in questi anni se non vendendo i gioielli di famiglia (o almeno quei pochi che ci restano).

La procedura di infrazione è un ultimatum che pesa più dello spread, della crisi di governo e delle scaramucce tra Salvini e Di Maio.

Tutti sanno, infatti, specie la lega, che la procedura di infrazione, allo stato attuale, finirebbe per negare proprio gli assiomi antieuropeisti su cui i leader della “nuova destra” stanno fondando il proprio consenso. La procedura comporterebbe una sorta di commissariamento, un’ingerenza dell’Unione Europea nei conti e nelle gestioni nazionali tale da mortificare del tutto ogni sorta di iniziativa. E lo sa bene Conte, che l’ha definita pericolosa, non a caso. Senza contare che l’austerity che ci verrebbe imposta finirebbe per annichilire del tutto la sovranità nazionale sia in campo economico che -forse- fiscale.

Ecco perché va evitata l’infrazione. Perché comporterebbe sacrifici economici e fiscali, ma anche -o soprattutto- perché svelerebbe il grande bluff giocato da chi nelle piazze grida che in Italia decidiamo noi e che l’Italia non si piegherà mai alla Germania o alla Francia. Strano, soprattutto se detto da un ministro dell’Interno che, pur molto avvezzo ad ingerirsi negli affari esteri, non è stato in grado di opporsi in alcun modo alla pessima abitudine di questi Stati “forti” di essere da una parte autori delle politiche europee, ma di non disdegnare di tanto in tanto qualche comodo (quanto odioso) accordo bilaterale.

Ecco, tutto questo scomodo fenomeno, sfugge probabilmente alle menti mediocri di alcuni di quelli che ci governano. Menti mediocri, sì, minimamente in grado di comprendere i fenomeni socio-politico-economici a medio-lungo termine e in grado unicamente di concentrarsi sul palco dal quale parleranno il prossimo venerdì.

Adesso tuttavia questa consapevolezza, la certezza di essere arrivati ad un esame importante, impossibile da superare se non ci si arriva preparati, è arrivata, tanto che mentre Salvini da una parte rivendica la titolarità del dialogo con l’Europa, pur non avendone ruolo, dall’altro il ministro Tria dichiara di godere della fiducia dell’intero esecutivo, forse perché è l’unico membro del governo che quando si parla di infrazione e di conseguenze ne sa qualcosa.

Governare non è un gioco, occorre competenza e dedizione. Ora più che mai perché se accadesse l’irreparabile i disastri avrebbero una portata generazionale.

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