Meglio gli originali che le copie

di Andrea Pellegrino

I risultati dei ballottaggi ma anche del primo turno di queste elezioni amministrative in provincia di Salerno ci consegnano due dati principali. Il primo: che manca davvero la novità. Tra la copia e l’originale, l’elettorato ha scelto nuovamente l’originale. Il secondo: sempre a proposito di novità che manca un serio apporto del Movimento 5 Stelle che avrebbe avuto gioco facile in determinate realtà, uscite a pezzi dalle precedenti consiliature. Invece resta tutto come è.

Il caso eclatante è proprio Capaccio Paestum, dove lo “straniero” Alfieri, al di là del consenso personale e di tutte le dinamiche politiche annesse e connesse, è risultato essere la novità rispetto ai suoi competitore che nel tempo hanno già amministrato quella terra e sono stati anche bocciati in passato. Qui il Movimento 5 Stelle, ad esempio, non ci ha neanche provato, alzando fin da subito bandiera bianca. Una occasione mancata? Sicuramente.

Così come a Scafati dove, seppur presente, è stato talmente debole da non incidere più di tanto in una terra dove il Consiglio comunale era stato sciolto per camorra. Anche qui, al di là dell’ammontare (esagerato) di candidati sindaco, la novità non si è palesata. Basti pensare che Russo poi tanto esterno alla politica non era. Così ha vinto Salvati, amministratore e politico locale già collaudato.

Ma gli esempi di copia ed originale vengono da altri due comuni. Il primo è Pagani, dove si è scontrato lo storico sindaco Gambino contro il suo ex amico e vicesindaco Bottone, solo di recente passato nel Partito democratico. Così Gambino ha avuto la meglio. Stesso scenario a Baronissi, dove l’alternativa a Valiante era affidata ad un suo ex assessore che al ballottaggio ha stretto accordi con uno storico primo cittadino. Anche in questo caso i cittadini di Baronissi si sono tenuti l’originale.

Ma gli esempi sono tantissimi in provincia di Salerno e vanno al di là della semplice e scontata riconduzione verso il potere del governatore Vincenzo De Luca. Il vero triste dato è che non c’è, al momento, una valida proposta alternativa politica rispetto a vecchi apparati o ad amministratori che erano stati perfino sfiduciati (è il caso di Baronissi) pochi mesi prima della scadenza naturale.

Il vento di novità non c’è. Alla fine, a Salerno, come in tutta la provincia, gran parte auspica sempre che si cambi tutto affinché non cambi nulla. E’ così è stato anche per questa imponente consultazione elettorale che ha portato al rinnovo di 49 amministrazioni comunali. 

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