Salviamo la grammatica italiana

di Vincenzo Benvenuto

Mi sono occupato di editing per una piccola casa editrice. Per chi non lo sapesse, l’editing consiste nella revisione contenutistico-formale di un testo prima della sua pubblicazione. Non vi nascondo che, dilettandomi anch’io di scrittura, fin dal primo momento mi sono imposto di svolgere questa attività in punta di piedi, in maniera, cioè, quanto meno invasiva possibile.

So per certo, infatti, che non è mai piacevole, per uno scrittore, assistere alla «manomissione» del proprio libro da parte di uno sconosciuto. È come presenziare alla violazione del proprio microcosmo letterario. Consapevole di ciò, ho iniziato umilmente la mia attività.

Non che non mi siano pervenuti manoscritti validi, beninteso. Molte storie avevano una trama avvincente, anche un taglio «cinematografico» apprezzabile. Laddove, invece, le braccia ben presto si sono stancate di cadere, è sulla grammatica. Credetemi, e lo dico davvero preoccupato, ci troviamo di fronte a un’emergenza nazionale: abbiamo disimparato a scrivere, questa è la verità.

Sarà l’abuso dei social dove ognuno scrive un po’ come crede, l’aver rimpiazzato quasi del tutto la lettura con le serie televisive, l’aver introiettato il mantra becero-capitalistico del «con la cultura non si mangia»; sarà quel che sarà, ma la nostra grammatica viene vilipesa e violentata a ogni piè sospinto anche da chi dovrebbe avere una conoscenza sintattico-grammaticale un filino più strutturata degli altri. Niente da fare. Tanto che, a un certo punto, quando dalla lettura in ordine sparso di una decina di pagine mi rendevo conto che i cedimenti grammaticali erano costanti e rovinosi, passavo direttamente alla bocciatura del testo; con la morte nel cuore, sia chiaro, perché conosco il sacrificio e le aspettative che si condensano nel manoscritto sottoposto all’attenzione di chi fa editing, ma non potevo fare altrimenti.

Sovente, infine, mi sono imbattuto in un’altra degenerazione dei tempi moderni: il cedimento alla paratassi; in altri termini, all’abitudine di scrivere senza le subordinate. Ebbene sì, il presente televisivo, e più ancora quello social, hanno bandito le subordinate. Errore gravissimo «perché se includi una subordinata nel discorso, vuol dire che esiste la causalità, la temporalità e la modalità delle azioni. Che esiste la responsabilità» (Chiara Valerio). Estrometterle, in buona sostanza, significa sottacere la complessità della natura umana.

In conclusione, grazie a questa mia esperienza, ho capito quanto importante sia impegnarci, ognuno per la parte che gli compete, in una lotta senza quartiere a tutela dell’impalcatura della nostra lingua; con la convinzione che scrivere senza una grammatica accettabile, è come danzare “Il lago dei cigni” con un braccio legato dietro la schiena e gli scarponi militari ai piedi. Semplicemente, non si può.

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Un pensiero su “Salviamo la grammatica italiana

  1. Per quale casa editrice lavora? Io ho scritto un romanzo Fantasy e finito da poco anche il secondo che sarebbe il sequel. Vorrei farli valutare da una casa editrice per la pubblicazione. Avrebbe un indirizzo mail dove poterli inviare? Sarebbe fantastico per me.. grazie in anticipo

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