Il comandante nel Palazzo

di Vincenzo Benvenuto

Juventus-Napoli, campionato 2019-2020. Sei nervoso. Abbandoni gli appunti sulla panca. Ti alzi. Inizi a camminare su e giù. Come vorresti indossare la tua tuta per essere finalmente il 12esimo uomo in campo! Niente da fare. Sei riuscito solo ad evitare la cravatta. D’altra parte, lo «stile Juventus» ha il suo glamour da salvaguardare. 85° minuto: Ronaldo si mangia un goal grande come una casa. Sta per partire

un bestemmione di quelli che, a Napoli, l’avresti risentito amplificato dai mille vicoli del Rione Sanità. Ti freni giusto in tempo. La società ti ha messo alle calcagna un tipo azzimato che, ad ogni intemperanza, ti ricorda che l’improperio «non è da Juve».

Ad osservarlo bene, sembra il frate invasato di «Non ci resta che piangere» che continua a ripetere al suggestionabile Troisi: «Ricordati che devi morire». Ti viene, allora, da sorridergli in faccia e «Sì, sì, mo me lo segno.» biascichi tra te e te. Niente, non capisce. A lavare la testa al ciuccio… …il Ciuccio! Mancano un paio di minuti alla fine del 90°. Insigne riesce a trovare un varco. S’invola. Crossa al centro per la testa di Callejon. Bonucci falcia il calciatore azzurro in area. È un rigore grande quanto un grattacielo nel paese di Lilliput. Ti giri verso la panchina e appioppi un calcio di frustrazione alla bottiglietta d’acqua. In tutta sincerità, avresti voluto colpire il «guardiano del galateo» ma bastarda fu la deviazione all’ultimo secondo. Ti volti e vedi i giocatori del Napoli fare capannello attorno all’arbitro. L’indice dell’uomo nero indica il Var. L’attesa. Il responso: non c’è alcun rigore.

C’è un tempo per protestare, anche con veemenza, e un tempo per accettare le decisioni, pure quelle più ingiuste. Eppure, te ne stai contrariato nell’aria di tua competenza. Dietro di te, i dirigenti della tua Juventus festeggiano per la decisione favorevole. All’improvviso, monta il coro: «Lavali, lavali, lavali col fuoco, o Vesuvio, lavali col fuoco.» Lo sguardo, tra l’incredulo e lo stizzito, del gigante Koulibaly incrocia la fissità dei tuoi occhi. È un attimo: lo stacco imperioso di KK nella 34° giornata, campionato 2017-2018, si materializza in tutta la sua rivoluzionarietà. Caro Comandante, qui non c’è nessuna «presa del Palazzo».

«L’assalto al cielo» di milioni di angariati, sfruttati, vilipesi Masaniello, in questa parte del campo in cui ti trovi, non ha cittadinanza. Prima della partita, ti accingi ad abbandonare il terreno di gioco. Ti blocchi davanti a Koulibaly. L’abbracci e gli sussurri qualcosa all’orecchio. Ti spogli con fastidio della giacca. Afferri da qualche parte e finalmente accendi la sigaretta del ravvedimento. Un Che senza la sua Cuba da liberare, serve davvero a poco. Buona fortuna, Mister.

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